Personale degli enti locali: cosa cambia dopo la legge di stabilità 2016

La Legge di Stabilità 2016, L. 28.12.2015, n. 208, riporta come di consueto numerose novità per le amministrazioni locali, tra cui spiccano quelle relative al personale, che da diverso tempo costituisce un elemento a cui il legislatore dedica particolare attenzione, nella prospettiva di razionalizzare le spese delle pubbliche amministrazioni.
In proposito, si prevede anzitutto che le regioni e gli enti locali provvedano alla ricognizione delle proprie dotazioni organiche dirigenziali secondo i rispettivi ordinamenti, nonché al riordino delle competenze degli uffici dirigenziali, eliminando eventuali duplicazioni.
Tra l’altro, per garantire la migliore flessibilità delle figure dirigenziali è disposto il superamento dei precedenti vincoli di esclusività caratterizzanti i dirigenti dell’avvocatura civica e della polizia municipale ma anche degli obblighi di rotazione delle figure (per effetto della disciplina «anticorruzione»), qualora la dimensione dell’ente risulti incompatibile.
E’ anche modificato (in senso più restrittivo rispetto al regime previgente) il vincolo del turn over assunzionale, stabilendo che, nel triennio 2016, 2017 e 2018 gli enti possano effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato di qualifica non dirigenziale per una spesa pari al 25% di quella relativa al medesimo personale cessato nel corso dell’esercizio precedente.
Tale regola, peraltro, non vale per i comuni istituiti a partire dal 2011 a seguito di fusione e per le unioni di comuni, dal momento che tali enti possono procedere ad assunzioni a tempo indeterminato nel limite del 100% della spesa relativa al personale di ruolo cessato dal servizio nell’anno precedente.
E’ anche introdotta anche una modifica alla disciplina della precedente Legge di Stabilità (L. 190/2014) finalizzata a garantire, non senza molte complicazioni, la ricollocazione del personale delle amministrazioni provinciali dichiarato eccedentario per effetto del riassetto delle …

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