Le cautele per il professionista che interviene in sede di verifica fiscale


 

Con l’articolo 11, comma 1, del D.L. 6 dicembre 2011 n. 201, convertito con modificazioni in L. 22 dicembre 2011 n. 214, è stato introdotto nel nostro Ordinamento il reato di “False risposte all’Amministrazione Finanziaria”.

Il pronome indefinito “chiunque” con cui esordisce la norma pone in una posizione delicata il professionista che interviene nelle operazioni di verifica, anche per la mera consegna documentale su delega del cliente.

La norma, nonostante l’infelice formulazione sotto diversi profili, ha superato un primo vaglio di costituzionalità (Trib. Torino ordinanza 14 marzo 2014), e come evidenziato anche dalla Giurisprudenza (Trib. Torino sentenza 11 febbraio 2015 n. 139) prevede la confìgurabilità di un delitto per chiunque esibisca o trasmetta atti o documenti falsi in tutto a in parte, oppure fornisca dati o notizie non rispondenti al vero, a seguito di richieste avanzate dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza, nell’ambito, tra le altre ipotesi, di questionari, inviti al contraddittorio, accessi, ispezioni o verifiche. La sanzione penale quindi subentra a fronte dell’esibizione o della trasmissione all’amministrazione finanziaria di atti o documenti falsi, mentre se si comunicano notizie non rispondenti al vero, il reato si configura soltanto se, successivamente alle richieste del Fisco, ed in conseguenza di queste, sia ravvisabile un delitto tributario.

E’ soprattutto la prima ipotesi di reato che deve rendere accorto il professionista che interviene in sede di verifica fiscale.

Ecco perché proponiamo un facsimile (in word liberamente integrabile e modificabile) a tutela del professionista per la raccolta di documentazione da presentare dall’Agenzia delle Entrate in fase di controllo fiscale:    formulario per gestire correttamento al raccolta dei documenti portati dal cliente…

22 settembre 2015

Valeria Nicoletti


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