La compensazione di crediti oltre il tetto massimo annuale costituisce reato

di Nicola Monfreda

Pubblicato il 25 settembre 2015

il contribuente che compensa crediti tributari inesistenti, oltre il limite prefissato dalla legge, commette un reato tributario

La Corte di Cassazione (con la sentenza n. 36393 del 9 settembre 2015) si è espressa circa l’illiceità della condotta posta in essere dal contribuente che, in violazione dei limiti previsti dall’art. 34 della Legge n. 388/2000, porta in compensazione, ai sensi dell’art.17 del D.Lgs. n. 241/1997, crediti per somme superiori alla soglia massima.

In particolare, tenuto conto che, come è ben noto, il citato art. 34 (così come da ultimo modificato, a decorrere dall'anno 2014, dal comma 2 dell'articolo 9, D.L. 8 aprile 2013, n. 35) individua in € 700.000, per ciascun anno solare, il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ai sensi del menzionato D.Lgs. n. 241/1997, è sorto da tempo (sia in ambito dottrinale che giurisprudenziale) un vivace dibattito in ordine alla configurabilità, in capo al soggetto che porta in compensazione crediti per importi superiori alle soglie annuali, delle fattispecie illecite amministrative (di cui all’art. 13 del D. Lgs. n. 471/1997) ovvero, al superamento dei 50.000 €, della figura criminosa di cui all’art. 10 quater del D.Lgs. n. 74/2000.

 

Al riguardo, occorre evidenziare che sul piano sanzionatorio amministrativo l’Agenzia delle Entrate e del Territorio, con la risoluzione 27 novembre 2008, n. 452/E, rispondendo a un’istanza di interpello presentata da un contribuente che aveva effettuato compensazioni orizzontali del credito Iva annuale (comunque legittimamente spettanti) per un ammontare eccedente quello massimo previsto per anno solare, ha precisato che il comportamento tenuto era da reputarsi sanzionabile, in quanto la condotta in esame è illegittima per il semplice fatto che “il credito d’imposta, sebbene esistente, non può essere utilizzato in compensazione per un importo superiore a 516.456,90 euro (limite poi innalzato dal D.L. n. 35/2013)”, in violazione del combinato dispo