Il reato di omesso versamento IVA è un reato poco giustificato perchè l'IVA non va accantonata; esaminiamo anche il caso della tenuità del fatto

 

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 21014 del 20 maggio 2015, ha affrontato alcune delicatissime questioni, sia di diritto sostanziale che processuale.

Il giudizio oggetto di decisione riguardava infatti un’imputazione per il reato di cui all’art. 10-ter del D. Lgs. 74/00 (omesso versamento IVA). La Corte distrettuale, nel richiamare integralmente la motivazione della sentenza del Tribunale, riconfermava il principio della non scriminabilità della condotta in conseguenza di dedotte (e non provate) difficoltà economiche dell’impresa che avevano determinato, a dire dell’imputato, l’impossibilità di accantonamento e successivo versamento delle somme dovute a titolo di IVA per l’anno di riferimento. Escludeva anche che nella specie ricorresse la carenza dell’elemento psicologico del reato e, quanto al trattamento sanzionatorío, lo riteneva pienamente adeguato al fatto, sottolineando come nella specie non fosse applicabile né la circostanza attenuante speciale di cui all’art. 13 del D. Lgs. 74/00, né l’attenuante comune della riparazione del danno ex art. 62 n. 6 cod. pen. connessa alla successiva rateizzazione del debito tributario ed al versamento, peraltro parziale, dei ratei dovuti.

La premessa di fondo dalla quale muoveva il ricorrente era costituita dalla grave crisi economica cui era andata incontro la società, afflitta da una sostanziale mancanza di liquidità derivante dal mancato introito dei crediti vantati. L’assenza di liquidità aveva dunque, a suo dire, determinato l’impossibilità di accantonamento delle somme necessarie per il versamento annuale dell’IVA nei termini previsti.

Da questo punto di vista, secondo i giudici di legittimità, la censura è manifestamente infondata in relazione all’orientamento ormai consolidato della Corte Suprema, secondo il quale il delitto di cui all’art. 10 ter D. Lgs. 74/00, qualificabile come reato omissivo “misto” proprio istantaneo, consiste nella presentazione della dichiarazione IVA e nel successivo mancato versamento all’Erario delle somme dovute sulla base di quella dichiarazione, che, tranne i casi di applicabilità del regime di “IVA per cassa”, è sganciato dall’effettiva riscossione dei corrispettivi relativi alle prestazioni effettuate (vds., sul punto, Sez. 3^ 21.1.2015 n. 10499). E’ stato, altresì, evidenziato che trattasi di reato per il quale è richiesto il dolo generico costituito dalla consapevolezza di non versare nelle casse dello Stato le ritenute effettuate nel periodo di riferimento, ovviamente in connessione con la soglia di punibilità, che rappresenta un elemento costitutivo del reato in esame.

Sempre con riguardo alla cd. “crisi di liquidità”, invocata come scriminante sotto lo specifico profilo della “vis major”, i giudici osservano anche che la difficoltà (grave) economica dell’imprenditore non assume alcuna portata esimente (così come accade nel parallelo reato di cui all’art. 10 bis del D. Lgs. 74/00), in quanto occorre dimostrare che da parte dell’imprenditore assoggettato all’obbligo tributario siano state adottate tutte le iniziative per provvedere alla corresponsione del tributo (vd Sez. 3′ 6.11.2013 n. 2614).

 

Al di là dei principi e delle considerazioni giuridiche adottate dalla Corte, si evidenzia come la questione della effettiva punibilità dell’omesso versamento Iva potrebbe a ben vedere rientrare anche nella riforma delle sanzioni penal/tributarie, oggetto di delega fiscale, laddove la punibilità di tale tipo di reato si basa in realtà su un errore di fondo del decreto Bersani (che a suo tempo l’introdusse), ripetuto ancora nella sentenza in esame, e cioè quello – nell’ottica di combattere le frodi carosello, tra l’altro, usando uno strumento fuori bersaglio rispetto all’obiettivo – di assimilare l’Iva alle ritenute.

In osservanza di tale impostazione la Cassazione dice allora che l’Iva va “accantonata”.

Ma questo non è vero, dato che l’Iva non va accantonata, non è “denaro altrui”, come invece le ritenute. L’Iva è un debito…

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