L'autorizzazione alle indagini finanziarie non va allegata all'avviso di accertamento, né esibita, né motivata

la Corte di Cassazione ha confermato che l’autorizzazione alle indagini finanziarie non va allegata, né esibita, né motivata da parte del Fisco in quanto si tratta di mero atto interno a fini organizzativi

 

Con l’ordinanza n. 15807 del 27 luglio 2015 (ud. 24 giugno 2015) la Corte di Cassazione ha confermato che l’autorizzazione alle indagini finanziarie non va allegata, né esibita, né motivata.

La sentenza

La Corte, richiamando propri precedenti, riafferma che “In tema di accertamento dell’IVA, l’autorizzazione prescritta dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 51, comma 2, n. 7 (nel testo, applicabile ‘ratione temporis’, risultante dalle modifiche introdotte dalla L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 18, comma 2, lett. c) e d)) ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie risponde a finalità di mero controllo delle dichiarazioni e dei versamenti d’imposta e non richiede alcuna motivazione; pertanto, la mancata esibizione della stessa all’interessato non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite dall’Ufficio o dalla Guardia di Finanza, potendo l’illegittimità essere dichiarata soltanto nel caso in cui dette movimentazioni siano state acquisite in materiale mancanza dell’autorizzazione, e sempre che tale mancanza abbia prodotto un concreto pregiudizio per il contribuente – Cass. n. 16874/2009”.

Chiariscono, ancora, i giudici di Piazza Cavour che in tema di accertamento delle imposte, “l’autorizzazione necessaria agli Uffici per l’espletamento di indagini bancarie non deve essere corredata dall’indicazione dei motivi, non solo perchè in relazione ad essa la legge non dispone alcun obbligo di motivazione, a differenza di quanto invece stabilito per gli accessi e le perquisizioni domiciliari, ma anche perchè la medesima, nonostante il ‘nomen iuris’ adottato, esplicando una funzione organizzativa, incidente esclusivamente nei rapporti tra uffici e avendo natura di atto meramente preparatorio, inserito nella fase di iniziativa del procedimento amministrativo di accertamento, non è nemmeno qualificabile come provvedimento o atto impositivo; tipologie di atti per le quali, rispettivamente, la L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3, comma 1 e la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, prevedono l’obbligo di motivazione – Cass. n. 14026/2012; Cass. 5849/12”.

Inoltre, anche in recenti occasioni (Cass. nn. 25771/2014 e n. 25770/14) la Corte non ha mancato di precisare che “affinchè l’erario possa utilizzare il risultato di accertamenti bancali effettuati nei confronti del contribuente è necessario che tali accertamenti siano stati debitamente autorizzati, ma non anche che il provvedimento di autorizzazione (la cui illegittimità può essere fatta valere dinanzi al giudice tributario soltanto quando venga ad inficiare il risultato fiscale del procedimento, e quindi l’accertamento tributario) venga esibito al contribuente – Cass. 15 giugno 2007, n. 14023, Cass. 21 luglio 2009, n. 16874; conf. Cass. n. 25317/14, che richiama altresì Cass. n. 28039/2013, Cass. n. 10675/2010, Cass. n. 16874/2009, Cass. n. 14023/2007 e Cass. n. 20420/14“.

 

Brevi note

Come rilevato dalla ricostruzione normativa effettuata dai massimi giudici, dall’analisi della norma emerge innanzitutto che, a differenza di quanto previsto dall’art. 52 del D.P.R. n. 633/72, che, per procedere agli “accessi, impone agli impiegati di essere muniti di “apposita autorizzazione“, rilasciata dal capo dell’ufficio, “che ne indichi lo scopo, nell’ art. 51, c. 2, n. 2, del citato D.P.R., non vi è traccia dell’eventuale obbligo di indicazione né dello “scopo né del “motivo e, a fortiori, di un obbligo di motivazione (ovverosia indicazione delle ragioni logiche e giuridiche che li sorreggono) dei provvedimenti previsti per l’iter (meramente) acquisitivo dei conti correnti bancari e/o postali ivi regolato.

Pertanto, l’esercizio del potere di indagine finanziaria rientra nel più ampio genus dei poteri di controllo, senza specificazione di nessuna particolare circostanza giustificativa; la “previa autorizzazione non deve contenere nessuna spiegazione delle ragioni che hanno indotto il Direttore regionale o il…

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