Abuso e certezza del diritto: tutte le novità e la soluzione adottata

L’ABUSO E I PRINCIPI IMMANENTI DELL’ORDINAMENTO

Dal punto di vista giuridico (e in particolare fiscale), oltre che da un punto di vista latu sensu etico, l’abuso del diritto è un fenomeno che non può essere consentito, perché contrario ai principi dell’ordinamento tributario e causa di evidenti distorsioni sostanziali, sia sul piano economico che sociale. Secondo la Suprema Corte, del resto, a seguito di un lungo cammino, percorso anche in sede comunitaria, nel nostro Ordinamento vige un principio generale in forza del quale il contribuente non può trarre indebiti vantaggi dall’uso distorto di strumenti giuridici che, pur non contrastando di per se stessi con alcuna specifica disposizione, siano stati posti in essere al solo o principale scopo di contenere il debito tributario. Questo è peraltro un principio comune anche all’ordinamento Europeo, preesistente ed immanente alla emanazione delle singole leggi antielusive.
Secondo la giurisprudenza della Corte di legittimità, inoltre, la fonte di tale principio va rinvenuta non (solo) nella giurisprudenza comunitaria, quanto piuttosto negli stessi principi costituzionali che informano l’ordinamento tributario italiano.
L’abuso del diritto è dunque ciò che “avrebbe dovuto essere” per l’Ordinamento e non ciò che è stato ma che il contribuente in realtà non voleva (perché voleva un’altra cosa  simulazione relativa, o perché non voleva nulla  simulazione assoluta).
L’operazione abusiva rappresenta in questi casi solo il mezzo, lo schermo per non dover pagare le maggiori imposte dovute, che, invece, ponendo in essere l’operazione consentita dall’Ordinamento, avrebbero dovute essere pagate.
In caso di abuso, quindi, l’ordinamento, ex ante, non consente la non insorgenza del presupposto di imposta, che non necessita neppure di essere fatto riemergere. In questo caso gli effetti fiscali illeciti dell’operazione abusiva non saranno infatti mai venuti ad esistenza, ex tunc.
In altre parole il fondamento dell’abuso trascende l’ordinamento tributario e non a caso i giudici della Corte l’hanno direttamente ancorato ai principi costituzionali.
Ciò che è certo è che l’Ordinamento giuridico non può consentire l’aggiramento delle sue norme, al mero fine del perseguimento di illeciti vantaggi fiscali. Questo è esattamente lo scopo del riconoscimento nel nostro Ordinamento dello specifico principio dell’abuso del diritto.

IL VALORE DELLA CERTEZZA DEL DIRITTO NEI RAPPORTI TRIBUTARI

In tale contesto la realizzazione di unadisciplina normativa sull’abuso del diritto, nell’ambito del decreto non a caso chiamato “Certezza del diritto”, è stata di un’importanza epocale.
L’abuso del diritto era infatti, fino ad oggi, un concetto di origine meramente giurisprudenziale.
In un tale scenario si potevano però percepire le seguenti istanze, poi infatti sostanzialmente recepite in sede di attuazione della delega: è necessario che la reazione dell’ordinamento a tali tipi di operazioni non si trasformi in una disapplicazione “ad nutum” delle regole impositive scritte ed è necessario che tale disapplicazione avvenga in un contesto normativo ben preciso, caratterizzato anche da un contraddittorio preventivo con il contribuente.
Il Governo si era del resto anche impegnato a promuovere un fisco che incentivasse l’attrazione di investimenti esteri, e in tale direzione, oltre appunto a quello sulla certezza del diritto, è senz’altro andato anche il Decreto Internazionalizzazione.
Il contrasto all’evasione deve essere comunque perseguito, da un lato rafforzando gli strumenti di controllo e dall’altro ponendo le premesse per il …

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