D.LGS. n. 128 del 5 agosto 2015: certezza giuridica all'abuso del diritto

Con il D.Lgs. n.128 del 5 agosto 2015, in G.U. n. 190 (serie generale) del 18 agosto 2015, recante disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione della legge delega 11 marzo 2014, n. 23, sono state riviste le regole sull’abuso del diritto.

In particolare, l’art.1, del D.Lgs.n.128/2015, ha inserito nello Statuto del contribuente – L.n.212/2000 – l’art.10-bis, disciplinando l’abuso del diritto o l’   elusione fiscale.

 

La definizione

Secondo quanto indicato all’art.1, comma 1, del nuovo art.10-bis, della L.n.212/2000, configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti.

Tali operazioni non sono opponibili all’amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal contribuente per effetto di dette operazioni.

A tali fini – comma 2 – si considerano:

a) operazioni prive di sostanza economica i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali. Sono indici di mancanza di sostanza economica, in particolare, la non coerenza   della qualificazione delle singole operazioni con il fondamento giuridico del loro insieme e la non conformità dell’utilizzo degli strumenti giuridici a normali logiche di mercato;

b) vantaggi fiscali indebiti i benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento tributario.

 

Il comma 3 reputa non abusive, in ogni caso, le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento   strutturale   o   funzionale   dell’impresa   ovvero dell’attività professionale del contribuente.

Resta ferma la libertà di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge e tra operazioni comportanti un diverso carico fiscale.

 

L’interpello

Il comma 5, del nuovo art.10-bis, della L.n.212/2000 consente al contribuente di proporre interpello secondo la procedura e con gli effetti dell’art. 11 della citata legge n.212/2000, per conoscere se le operazioni che intende realizzare, o che   siano   state realizzate, costituiscano fattispecie di abuso del diritto.

L’istanza è presentata prima della scadenza dei termini per la presentazione della dichiarazione o per l’assolvimento di altri obblighi tributari connessi alla fattispecie cui si riferisce l’istanza medesima.

 

L’atto di accertamento: obbligo di contraddittorio

Il comma 6, dell’art.10-bis, della L.n.212/2000, disciplina le modalità di accertamento, prevedendo che, fatta salva l’ulteriore azione accertatrice nei termini stabiliti per i singoli tributi, l’abuso del diritto è accertato con apposito atto, preceduto, a pena di nullità, dalla notifica al contribuente di una richiesta di chiarimenti da fornire entro il termine di sessanta giorni, in cui sono indicati i motivi per i quali si ritiene configurabile un abuso del diritto.

La richiesta di chiarimenti è notificata dall’amministrazione finanziaria ai sensi dell’art. 60 del D.P.R.n.600/73, entro il termine di decadenza previsto per   la notificazione dell’atto impositivo.

 

Il differimento dei termini per l’accertamento

Tra la data di ricevimento dei chiarimenti ovvero di inutile decorso del termine assegnato al contribuente per rispondere alla richiesta e quella di decadenza dell’amministrazione dal potere di notificazione dell’atto impositivo intercorrono non meno di sessanta giorni.

In difetto, il termine di decadenza   per   la   notificazione   dell’atto   impositivo   è automaticamente prorogato, in deroga a quello ordinario, fino a concorrenza dei sessanta giorni.

 

La motivazione rafforzata

Il comma 8, dell’art.10-bis, della L.n.212/2000,…

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