Tributi locali: incrocio pericoloso fra accertamento con adesione e sospensione dei termini

Con la sentenza n. 10360 del 20 maggio 2015 (ud. 5 febbraio 2015), emessa in materia di tributi locali, la Corte di Cassazione ha affermato che la rinuncia all’adesione non fa venir meno la sospensione dei termini di 90 giorni.

 

Il caso

Il caso in questione investe il mancato accordo in sede di adesione convenuto nel verbale del 27.10.2005. Secondo la Corte, l’art. 9, c. 3 del regolamento locale non connette alcun effetto in punto di deroga della disciplina della sospensione dei termini per la proposizione del ricorso giurisdizionale, che consegue alla richiesta di accertamento con adesione, secondo quanto disposto dal D.Lgs. n. 218 del 1997.

 

La sentenza

La Corte ripercorre il pensiero giurisprudenziale, prendendo le mosse dall’ordinanza della Corte costituzionale n. 140 del 15 aprile 2011, che ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità del D.Lgs. n. 218 del 1997 (art. 6 comma 3 in relazione all’art. 3 Cost.), sul presupposto che la constatazione del mancato accordo tra le parti non integra una situazione omogenea a quella di definitiva rinuncia all’istanza di accertamento con adesione, sia essa manifestata con dichiarazione espressa o mediante proposizione del ricorso, come previsto dal citato D.Lgs. n. 218 del 1997.

La stessa giurisprudenza della Corte ha dato seguito all’indirizzo espresso dal giudice delle leggi, affermando il principio secondo cui “il verbale di constatazione del mancato accordo non integra una situazione omogenea a quella di definitiva rinuncia all’istanza di accertamento con adesione, sicchè alla constatazione del mancato accordo non può riconoscersi il valore di atto idoneo all’interruzione del termine di sospensione di novanta giorni, previsto dal D.Lgs. n. 218 del 1997, dagli artt. 6 e 12 connesso all’istanza di accertamento con adesione (cfr., tra le altre, Cass. civ. sez. 7 maggio 2012, n. 7334; Cass. civ. sez. 5 9 marzo 2012, n. 3762; Cass. civ. sez. 5 24 febbraio 2012, n. 2857)”.

Ne consegue che, computando la ripresa dei termini dalla data di cessazione del periodo di sospensione di giorni 90 per la definizione del procedimento di accertamento con adesione, avuto riguardo anche alla sospensione feriale dei termini per la proposizione dell’impugnazione, il ricorso avverso gli atti impositivi risulta proposto nel rispetto del termine di cui all’art.21, del D.Lgs. n. 546 del 1992.

Breve nota1

La norma contenuta nel comma 2, dell’art. 6, del D.Lgs.n.218/97 consente al contribuente di proporre istanza di accertamento con adesione, chiedendo l’instaurazione del contraddittorio.

Come è noto la presentazione dell’istanza prevista dal comma 2, dell’art. 6, produce fra l’altro, la sospensione per 90 gg. dei termini di impugnazione dell’atto, decorrenti dalla data di presentazione dell’istanza da parte del contribuente, per dar modo all’ufficio di riesaminare l’atto ed al contribuente di produrre le proprie osservazioni, a cui vanno aggiunti, se ivi ricadenti, i termini di sospensione feriale dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno, prevista dalla legge 7 ottobre 1969, n. 742” (cfr. R.M. n. 159/E dell’11.11.1999).

 

Da più parti è stato osservato che si tratta di effetti di sospensione automatica che si verificano a prescindere dall’esito del contraddittorio e dell’eventuale perfezionamento o meno dell’adesione.

Sul punto, l’Amministrazione Finanziaria , con la circolare n. 65/2001 ha precisato che “la negativa conclusione del procedimento non incide sul periodo di sospensione dei termini per ricorrere previsto dal co. 3 dello stesso art. 6. Tale norma assegna, infatti, alla presentazione dell’istanza di adesione l’effetto automatico e predeterminato di sospensione, per 90 giorni, dei termini per impugnare l’atto di accertamento notificato dall’ufficio, non prevedendo alcuna causa di decadenza dalla sospensione stessa”.

L’intervento di prassi puntualizza che la disposizione in esame non correla in alcun modo il periodo di sospensione all’eventuale anticipato…

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