Imposta di registro ed abuso del diritto: quando il titolo o la forma apparente dell’atto non corrispondono all’effettiva sostanza

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 24 giugno 2015

l'imposta di registro è applicata secondo l'intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se il titolo o la forma apparente non corrispondono alla loro effettiva sostanza

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6718, depositata il 02.04.2015, ha affermato che l'art. 20 del Dpr n. 131 del 1986, secondo cui l'imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, non integra un'ipotesi tipicizzata di elusione fiscale, ma costituisce una disposizione direttamente intesa ad assoggettare ad imposta la manifestazione di capacità contributiva correlabile alla natura intrinseca degli atti e ai loro effetti giuridici, rispetto a ciò che formalmente è enunciato, anche frazionatamente, in uno o più di essi.

 

Il caso in esame, secondo la Corte, andava quindi inquadrato nell'ambito del divieto di abuso del diritto. I giudici di legittimità, in linea con il consolidato orientamento della Corte, precisano in particolare che il divieto di abuso del diritto preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l'uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un'agevolazione o un risparmio d'imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l'operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici.

 

Tale principio generale, peraltro, deve ritenersi applicabile a tutti i tributi, in quanto immanente all'ordinamento tributario italiano.

In tale contesto l'art. 20 del Dpr n. 131 del 1986 non integra dunque un'ipotesi tipicizzata di elusione fiscale, ma costituisce una disposizione, che, nel privilegiare la sostanza sulla forma, è direttamente intesa ad assoggettare ad imposta la manifestazione di capacità contributiva correlabile alla natura intrinseca degli atti e ai loro effetti giuridici.

E pertanto, anche nel caso di specie, si doveva applicare il generale divieto di abuso del diritto, dovendosi verificare la computabilità nel passivo aziendale ceduto di un importo (quello della caparra), che si assumeva esser sta