La responsabilità per l'apposizione del visto di conformità sul modello 730

Aspetti generali

A volte i comportamenti dei professionisti che assistono i contribuenti nell’adempimento degli obblighi fiscali, se caratterizzati da colpa, consentono di porre a carico degli stessi le sanzioni amministrative (e, in taluni casi, le responsabilità penali) derivanti da atti, negozi o condotte a essi (e non ai soggetti passivi d’imposta) imputabili.

In questo contesto il ruolo dei professionisti risulta cruciale sia quando essi operano quali consulenti nei confronti della clientela, sia quando sono depositari delle scritture contabili e intermediari nella trasmissione di dichiarazioni e comunicazioni come previsto da molteplici disposizioni soprattutto in ambito tributario.

In particolare il presente contributo prende in esame, alla luce della posizione espressa dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 7/E dell’anno in corso, la responsabilità dei professionisti connessa al rilascio del visto di conformità in relazione alle nuove modalità di trasmissione telematica delle dichiarazioni, introdotte dal D.Lgs. n. 175/2014.

La responsabilità del professionista

La questione della responsabilità del professionista è vastissima e riguarda campi e settori dell’ordinamento tra loro differenti come quello civilistico, quello penale e quello tributario.

Per i soggetti che a vario titolo operano nel settore tributario sorgono profili di responsabilità che riguardano l’attività di consulenza e di assistenza in materia tributaria, come specificazione del più ampio esercizio della professione intellettuale (artt. 2229 e ss. del codice civile).

In generale i professionisti economico-contabili (commercialisti, revisori legali, avvocati, etc.) possono assumere la veste di intermediari e a tale titolo essere preposti all’attuazione di numerosi adempimenti tributari per conto dei propri clienti.

Rispetto a tali soggetti, i medesimi professionisti soggiacciono a un particolare regime di doveri e responsabilità nel caso in cui il fisco intervenisse in veste di controllore e accertatore.

Chi sono gli intermediari?

In generale, gli intermediari abilitati sono quei soggetti che trasmettono telematicamente all’Agenzia delle Entrate le dichiarazioni fiscali da loro predisposte per conto del dichiarante o le dichiarazioni predisposte dal contribuente per le quali hanno assunto l’impegno della presentazione per via telematica.

Per quanto è stabilito dall’art. 3, terzo comma, del D.P.R. 22.7.1998, n. 322, aggiornato e integrato con le istruzioni ufficiali ai modelli di dichiarazione, possono qualificarsi come intermediari (ossia soggetti incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali) i seguenti soggetti:

  • iscritti negli albi dei dottori commercialisti ed esperti contabili e dei consulenti del lavoro;

  • iscritti alla data del 30.9.1993 nei ruoli dei periti ed esperti tenuti dalle Camere di Commercio per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza, economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioneria;

  • iscritti negli albi degli avvocati;

  • iscritti nel registro dei revisori contabili di cui al D.Lgs. 88/1992;

  • associazioni sindacali di categoria tra imprenditori di cui all’art. 32, primo comma, lett. a), b) e c), D.Lgs. 241/1997;

  • associazioni che raggruppano prevalentemente soggetti appartenenti a minoranze etnico-linguistiche;

  • CAF – dipendenti;

  • CAF – imprese;

  • coloro che esercitano abitualmente l’attività di consulenza fiscale;

  • iscritti negli albi dei dottori agronomi e dei dottori forestali, degli agrotecnici e dei periti agrari;

  • studi professionali e le società di servizi in cui almeno la metà degli associati o più della metà del capitale sociale sia posseduto da soggetti iscritti in alcuni albi, collegi o ruoli, come specificati dal D.M. 18 febbraio 1999, per le dichiarazioni da loro predisposte.

Gli obblighi degli intermediari

Gli intermediari sono tenuti a curare i seguenti passaggi.

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