Infedele dichiarazione dei redditi e dichiarazioni IVA: le responsabilità del curatore

La Corte di Cassazione con la sentenza n.5393 del 18 marzo 2015, ha stabilito che in caso di presentazione di una dichiarazione dei redditi infedele da parte del curatore fallimentare, la pretesa dall’amministrazione finanziaria è nei confronti dell’autore dell’illecito e non della società sottoposta a procedura concorsuale.
L’Agenzia delle Entrate aveva contestato, ed emesso, nei confronti di un curatore fallimentare di una SRL, una sanzione per infedele dichiarazione presentata in via telematica per l’anno di imposta 2004, nel corso del quale era stato dichiarato il fallimento della SRL, per omessa presentazione della apposita dichiarazione da trasmettere all’Agenzia delle Entrate ai fini dell’insinuazione al passivo della procedura concorsuale, nonché per omessa risposta al questionario inviato dall’Ufficio; l’avviso veniva annullato dalla Commissione Tributaria Provinciale limitatamente alle sanzioni riguardanti le dichiarazioni fiscali.
L’Agenzia delle Entrate si era, di conseguenza, appellata alla CTR la quale aveva respinto l’impugnazione; per i giudici di secondo grado erano infondate le eccezioni sollevate dall’Ufficio relative al difetto di rappresentanza del curatore fallimentare; quest’ultimo , inoltre, sempre secondo i giudici di secondo grado, al tempo della presentazione delle dichiarazioni non disponeva ancora della documentazione contabile della società per cui non poteva adempiere a quanto sostenuto dall’Agenzia delle Entrate. Avverso la sentenza sfavorevole, l’Agenzia delle Entrate si è rivolta, in ultima istanza, in Cassazione.

Gli adempimenti del curatore : cenni
Ai sensi dell’art. 8, c. 4, D.P.R. n. 322/1998, in caso di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa, la dichiarazione relativa all’imposta dovuta per l’anno solare precedente, sempreché i relativi termini di presentazione non siano ancora scaduti, è presentata dai curatori o dai commissari liquidatori con le modalità e i termini ordinari ovvero entro quattro mesi dalla nomina se quest’ultimo termine scade successivamente al termine ordinario.
Il curatore, non è però soltanto tenuto alla presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno precedente la data di dichiarazione di fallimento, ma deve anche presentare la dichiarazione Iva per la frazione di esercizio (art. 72-bis, D.P.R. n. 633/1972) che va dall’inizio dell’anno solare alla data di dichiarazione di fallimento.
Quindi, per le operazioni registrate nella parte dell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, il curatore presenta entro quattro mesi dalla nomina apposita dichiarazione al competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, ai fini dell’eventuale insinuazione al passivo della procedura fallimentare.
 
Se la dichiarazione presenta:
A) un debito: non deve essere effettuato alcun versamento, l’Ufficio si insinuerà al passivo;
B) un credito: non è consentito peraltro richiedere il rimborso (cfr. R.M. 12 luglio 1995, n. 181/E) l’eventuale rimborso può essere richiesto dal curatore soltanto nella dichiarazione annuale dell’intero periodo. Tale credito può, anche prima della dichiarazione annuale dell’intero esercizio, essere comunque utilizzato dal curatore a riduzione dell’imposta da versare in caso, ad esempio, di cessione dei beni a lui pervenuti dalla procedura.
La circolare ministeriale n. 92, del 26 aprile 1999, del Ministero delle Finanze, ha precisato che nell’ipotesi in cui emergano un debito Iva relativo alle operazioni effettuate nella frazione d’anno antecedente all’apertura del fallimento, e un credito Iva relativo alla frazione d’anno successiva, i saldi non possono essere compensati tra loro e, pertanto, in sede di compilazione del quadro dell’Iva da versare o a credito, allorquando il curatore fallimentare predisporrà la dichiarazione Iva …

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