L’assoluzione penale non vincola il giudice tributario

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 29 aprile 2015

la Cassazione continua a confermare la netta separazione tra giudizio penale e giudizio tributario, ribandendo che l’assoluzione penale non vincola il giudice tributario, che è libero di pervenire ad una soluzione diversa per le medesime contestazioni

La sentenza n. 2938 del 13 febbraio 2015 (ud. 9 gennaio 2015) della Corte di Cassazione ha confermato la netta separazione tra giudizio penale e giudizio tributario, ribandendo che l’assoluzione penale non vincola il giudice tributario, che è libero di pervenire ad una soluzione diversa.

 

LA SENTENZA

La Commissione Tributaria Regionale del Lazio non ha violato il principio della libera valutazione, nel giudizio tributario, del giudicato penale; in realtà, nella concreta fattispecie, la CTR ha proprio applicato il consolidato principio per cui una penale sentenza non può far stato nel giudizio tributario, costituendo semplice elemento di prova; un elemento di prova che però, appunto liberamente valutandolo, nell'ipotesi pervenuta all'esame, ha considerato non concludente in confronto alle contrarie presunzioni ritenute gravi, precise e concordanti (Cass. sez. trib - n. 8129 del 2012; Cass. sez. trib. n. 19786 del 2011)”.

 

I principi espressi

La sentenza che si annota si pone sulla scia di precedenti pronunce che continuano a confermare la separazione netta tra processo tributario e processo penale.

L’autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale risiede nel fatto che nel primo vigono limitazioni della prova, comeil divieto di quella testimoniale (art. 7, del D.Lgs. n. 546 del 1992),e sono utilizzabili anche presunzioni fiscalmente idonee ma non idonee nel processo penale.

Ne deriva che non sussiste nessuna efficacia automatica del giudicato penale nel processo tributario, restando salva però la possibilità per il giudice tributario, nell'esercizio dei propri autonomi poteri, di verificarne la rilevanza nel suo ambito specifico.

Nessuna automatica autorità di cosa giudicata può, quindi attribuirsi, nel separato giudizio tributario, alla sentenza penale irrevocabile, di condanna o di assoluzione, emessa in materia di reati tributari, ancorchè i fatti accertati in sede penale siano gli stessi per i quali l’amministrazione finanziaria ha promosso l’accertamento nei confronti del contribuente.

 

I precedenti giurisprudenziali

La Corte di Cassazione, più volte, nel corso di questi anni, ha avuto modo di ribadire il suo pensiero.

  • Con l’ordinanza n. 18233 del 24 ottobre 2012 (ud 10 ottobre 2012) la Suprema Corte ha affermato che “il giudice tributario non può limitarsi a rilevare l'esistenza di una sentenza definitiva in materia di reati tributari, estendendone automaticamente gli effetti con riguardo all'azione accertatrice del singolo ufficio tributario, ma, nell'esercizio dei propri autonomi poteri di valutazione della condotta delle parti e del materiale probatorio acquisito agli atti (art. 116 cod. proc. civ.) deve, in ogni caso, verificarne la rilevanza nell'ambito specifico in cui esso è destinato ad operare (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 3724 del 17/02/2010, n. 20860 del 08/10/2010)”. Infatti, “nel processo tributario, il giudice può fondare il proprio convincimento in materia di responsabilità fiscale anche su elementi presuntivi, con una sua autonoma valutazione del quadro indiziario complessivo esaminato dal giudice penale, poichè nè le sentenze penali hanno efficacia di giudicato nel processo tributario, nè in questo la legge pone limitazioni (salvo che per le prove orali, non ammesse D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 7) alla prova della situazione soggettiva controversa. Ne discende che il giudice tributario non può limitarsi a rilevare l'esistenza di sentenze penali in materia di reati tributari, recependone, senza motivazione critica, le conclusioni assolu