Split payment e reverse charge: i pericoli per i revisori

Ulteriori innovazioni introdotte dalla Legge di stabilità che dovranno essere attentamente tenute in considerazione dai Revisori riguardano la disciplina Iva degli enti locali.

Il comma 629 dispone infatti l’ampliamento delle fattispecie di applicazione del meccanismo di “reverse charge”, estendendole anche ad alcune tipologie di attività di diffuso interesse per i Comuni (specie in riferimento alle attività comunali di natura commerciale), quali:

  • i servizi di pulizia;

  • i servizi di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici;

  • le cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore ex articolo 7-bis, comma 3, lettera a) del D.P.R. n. 633/1972 (fra cui si annoverano anche le cessioni di energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici o centraline per i quali vengono emesse le fatture al GSE).

Le nuove fattispecie di reverse charge trovano applicazione a partire dalle operazioni poste in essere con decorrenza dal 1° gennaio 2015.

L’altra grande novità che interessa la disciplina Iva degli enti locali riguarda l’introduzione, ad opera della lettera b) del comma 629 della Legge di stabilità, del nuovo articolo 17-ter nel D.P.R. n. 633/1972, del cosiddetto meccanismo dello split payment, in base al quale per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi eseguite nei confronti di enti pubblici l’imposta sul valore aggiunto deve essere versata direttamente dai medesimi soggetti pubblici.

Se la norma della Legge di stabilità appariva lacunosa su diversi punti, i successivi provvedimenti attuativi della disposizione (in particolare il D.M. del 23 gennaio 2015 e la Circolare n. 1/E del 9 febbraio 2015 dell’Agenzia delle Entrate) hanno fornito diverse (ma non esaustive) indicazioni sulle modalità di effettiva implementazione del nuovo meccanismo.

Dal punto di vista oggettivo si è infatti chiarito che lo split payment si applica a tutte le operazioni per le quali sia stata emessa fattura nei confronti degli enti pubblici indicati nella norma, riguardanti sia le attività commerciali che istituzionali, ad eccezione di quelle a cui applica il cosiddetto reverse charge nonché di quelle per le quali gli enti siano comunque debitori di imposta. Sono invece escluse le operazioni certificate da scontrino o ricevuta fiscale, o altre modalità semplificate di certificazione specificatamente previste (ossia gli acquisti economali, per i quali, si chiarisce, l’esclusione non è generalizzata ma opera solo qualora sia stato emesso uno scontrino o una ricevuta fiscale.

Il nuovo meccanismo di split payment prevede che l’imposta addebitata in fattura dal fornitore deve essere versata dall’amministrazione acquirente sulla base dell’esigibilità dell’imposta stessa.

L’articolo 3 del DM disciplina attentamente il regime di esigibilità dell’imposta, prevedendo che nelle operazioni per le quali trova applicazione il regime di scissione dei pagamenti, l’IVA diventa esigibile al momento del pagamento della fattura. Si concede tuttavia all’amministrazione la facoltà di optare per un’esigibilità dell’IVA al momento della ricezione della fattura.

Naturalmente anche per le pubbliche amministrazioni, per effetto dell’entrata in vigore del nuovo meccanismo di scissione dei pagamenti, sulle operazioni interessate viene meno l’applicazione del regime di esigibilità differita dell’imposta, che finora aveva contraddistinto le operazioni con le pubbliche amministrazioni.

L’articolo 4 del Decreto disciplina le modalità che devono essere seguite per il versamento dell’IVA da parte della pubblica amministrazione acquirente; in questo contesto viene stabilito che il versamento possa essere effettuato, a scelta della medesima, come segue:

a) con un distinto versamento dell’IVA dovuta per ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile;

b) in ciascun giorno del mese, con un distinto versamento dell’IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile…

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