Non basta un verbale della Finanza per ipotizzare un reato e raddoppiare i termini di accertamento

Il verbale di constatazione della Guardia di Finanza non basta a far scattare un reato di evasione fiscale e a superare la soglia di punibilità.
Questo principio è contenuto nella sentenza n. 4919/2015 della Cassazione da cui emerge che i militari della Guardia di Finanza devono compiere ulteriori indagini nel rispetto delle garanzie dell’imputato al pari del processo penale.
La Guardia di Finanza ha il potere di entrare nei locali dove si svolge l’esercizio dell‘attività d’impresa, artistica o professionale per verificare le scritture contabili e accertare direttamente i fatti di gestione che generano costi, ricavi ed elementi patrimoniali indicati nella dichiarazione dei redditi
Gli accessi, le ispezioni e le verifichesono mezzi che l’Amministrazione finanziaria (e la Guardia di finanza) pongono in essere per l’adempimento delle funzioni accertative. Sono disciplinati dall’art. 52, D.P.R. n. 633/1972, il quale ha valore, oltre che ai fini IVA, anche per tutte le imposte dirette (IRPEF, IRES, IRAP). Altra normativa fondamentale è quella contenuta nella legge n. 212 del 2000 (o Statuto dei Diritti del Contribuente) che regolamenta i rapporti tra contribuente e fisco stabilendo una serie di garanzie per la trasparenza ei diritti e la tutela del contribuente sottoposto a verifiche.
Nella fattispecie in esame, in cui erano contestai ricavi in nero ad una immobiliare, la società ha impugnato la sentenza della Corte di Appello che non aveva valutato se dopo le prime indagini fossero emersi indizi di reato che richiamavano le norme del Codice di procedura penale e non ha nemmeno considerato l’eccezione di inutilizzabilità dell’accertamento fiscale compiuto dalla Guardia di Finanza in quanto il processo verbale era fondato su un’attività ispettiva eseguita in sede amministrativa, e quindi extra-processuale; in tal caso gli indizi non possono essere considerati …

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