Spesometro: verifiche fiscali e suggerimenti per la difesa in giudizio

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 29 novembre 2014

sono in essere i primi accertamenti effettuati in base al cd. "spesometro": analizziamo la natura di tale adempimento ed i suoi riflessi in fase di verifica, proponendo alcune strategie difensive per il contribuente accertato in base ai dati dello spesometro

Natura giuridica dell’istituto

Il cd “spesometro” è stato istituito con il dl n. 78/2010 (art. 21), convertito dalla legge n. 122/2010, come comunicazione obbligatoria ai fini IVA all’Agenzia delle Entrate, intendendo il legislatore potenziare l’istituto giuridico del redditometro. Con il successivo dl n. 16/2012, convertito dalla l n.44/2012, sono state introdotte alcunesemplificazioni e integrazioni in relazione agli adempimenti ienrenti a tale istituto.

Tale strumento di controllo è diretto a fronteggiare l’evasione fiscale consentendo all’amministrazione finanziaria di verificare e prevenire tutte le eventuali azioni fraudolente derivanti da operazioni di vendita tra più soggetti dirette ad evadere l’Iva. L’ufficio può monitorare le spese dei cittadini e attivare gli accertamenti fiscali sui potenziali evasori; nel caso in cui, quindi, gli acquisti del contribuente risultano sproporzionati al reddito dichiarato, scattano i controlli. In sostanza, i soggetti passivi che effettuano operazioni rilevanti ai fini Iva devono comunicare, mediante un modello polivalente, gli importi relativi alle operazioni di cessioni di beni e prestazioni di servizi per le quali c’è l’obbligo di emissione della fattura o per cessioni di beni o prestazioni di servizio per le quali non sussiste obbligo di fattura nel caso in cui il valore unitario dell’operazione almeno pari ad euro 3600, al lordo dell’imposta.

Con circolare n. 24/2013 l’Agenzia delle entrate ha chiarito che la selezione dei contribuenti "a rischio di evasione" avverrà unicamente sulla base di “situazi