Non si può modificare in corsa il criterio di ammortamento

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 11 novembre 2014

al contribuente non può essere riconosciuta una piena discrezionalità nel determinare, in sede di dichiarazione del reddito d'impresa, le quote di ammortamento annuo dei beni, variandole di anno in anno: l'ammortamento infatti deve uniformarsi al criterio di sistematicità

La Suprema Corte, con la Sentenza n. 22016 del 17 ottobre 2014, accogliendo il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria, afferma che al contribuente non può essere riconosciuta una piena discrezionalità nel determinare, in sede di dichiarazione, le quote di ammortamento annuo dei beni, variandole di anno in anno. L'ammortamento infatti, sottolineano i giudici di legittimità deve uniformarsi al criterio di sistematicità posto dall'art. 2426 c.c., n. 2) ed ogni variazione dei criteri deve comunque essere motivata da casi eccezionali, da indicare in nota integrativa.



Il fatto

L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale dell'Abruzzo, che, riformando la sentenza di primo grado, aveva annullato l'accertamento con il quale veniva rettificata in aumento, ai fini IRPEG ed IRAP, la base imponibile di una società per l'anno d'imposta 2000.

L'avviso di accertamento era fondato sulla deduzione, ritenuta indebita, di lire 1.231.478.860, a titolo di ammortamento di beni strumentali, in quanto, a partire dal 1 gennaio 1999 la contribuente aveva immotivatamente modificato il piano di ammortamento di detti beni adottato fino al 31.12.1998, elevando i coefficienti di ammortamento previsti dal d.m. 31.12.1987 dalla percentuale del 50% a quella del 100%.

Tale comportamento veniva ritenuto contrario all'obbligo di redigere il bilancio con chiarezza e verità ex art. 2423 c.c. ed al principio stabilito dall'art. 2426 c.c. per cui il costo delle immobilizzazioni dev'essere ammortizzato in modo sistematico e tendenzial