La rivalsa corrisposta dall’agente subentrante alla compagnia assicurativa: con quali criteri può essere messa in detrazione?

di Alessandro Borgoglio

Pubblicato il 17 novembre 2014

l'ampio utilizzo della rivalsa nell’ambito dei rapporti di agenzia richiede un’attenta analisi del trattamento fiscale di tale fattispecie, atteso che spesso gli assicuratori ed i promotori finanziari - i soggetti che più ne vengono “a contatto” - non deducono correttamente tale componente di reddito, giacché si basano erroneamente sul piano di rateazione finanziaria concordato con la compagnia o la società

La deducibilità fiscale della rivalsa corrisposta dall’agente alla compagnia assicurativa è ormai da tempo una problematica irrisolta, perché la normativa non contiene una disposizione specifica sul punto, la giurisprudenza raramente se ne è occupata e la prassi non reca alcun accenno in proposito.

In questa situazione, il punto di partenza non può che essere rappresentato dalla dottrina, la quale ha elaborato sostanzialmente tre tesi.

 

In base alla prima, tale rivalsa corrisposta alla compagnia costituirebbe il corrispettivo per il trasferimento del portafoglio clienti che verrebbe ad acquisire l’agente subentrante nel rapporto con la compagnia, alla stregua di una cessione d’azienda, per cui tale importo dovrebbe essere sottoposto ad ammortamento.

Tale teoria, tuttavia, risulta scarsamente convincente perché sia l’agenzia che il portafoglio clienti rimangono invero sempre di proprietà della compagnia, non risultando mai acquisiti al patrimonio dell’agente, che ha soltanto il diritto di utilizzarli.

Secondo altro indirizzo dottrinale, tale rivalsa - che viene corrisposta in base ad un piano di rateizzazione pluriennale - corrisponderebbe al corrispettivo per lo sfruttamento dell’agenzia e s