Decreto competitività: misure a favore del credito alle imprese

Il decreto legge n. 91/2014 (cd. decreto competitività) convertito in legge 11 agosto 2014, n. 116, pubblicata sulla G.U. Serie Generale n. 192 del 20-08-2014, Suppl. Ordinario n. 72, contiene misure per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficentamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, nonché per il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche; con il presente commento vediamo di analizzare nel dettaglio l’articolo 22, dai commi 1 a 7, che contiene importanti novità in materia di misure a favore del credito alle imprese.

Eliminata la ritenuta per i finanziamenti alle imprese a medio/lungo termine

Il comma 1, dell’articolo 22, del decreto competitività, esenta dalla ritenuta alla fonte del 26% gli interessi e altri proventi derivanti da finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese, erogati da enti creditizi stabiliti negli Stati membri dell’Unione europea, imprese di assicurazione costituite e autorizzate ai sensi di normative emanate da Stati membri dell’Unione europea o organismi di investimento collettivo del risparmio che non fanno ricorso alla leva finanziaria, ancorché privi di soggettività tributaria, costituiti negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che consentono un adeguato scambio di informazioni.

A tal fine viene aggiunto il comma 5-bis, all’articolo 26, del DPR n. 600 del 1973.

La disposizione in esame mira ad eliminare il rischio di doppia imposizione giuridica, che economicamente risulta di norma traslato sul debitore, al fine di favorire l’accesso delle imprese italiane a costi competitivi anche a fonti di finanziamento estere.

Il successivo comma 2, si prefigge come finalità quello di ampliare l’ambito di applicazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e lungo termine, disciplinata dagli articolo 15 e seguenti del D.P.R. n. 601 del 1973 ed oggetto di modifica, da ultimo, per effetto dell’articolo 12 del D.L. n. 145 del 2013.

Il D.L. n. 145 del 2013 ha reso opzionale, anziché obbligatorio, il versamento dell’imposta sostitutiva. E’ possibile, infatti, optare per iscritto, nell’atto di finanziamento, per il pagamento di una imposta sostitutiva; in mancanza di indicazioni nell’atto, verranno invece versate le imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e le tasse sulle concessioni governative in relazione alle operazioni di finanziamento.

Tale regime concerne le operazioni relative ai finanziamenti e tutti i provvedimenti, atti, contratti e formalità inerenti alle operazioni medesime, nonché alle relative garanzie, comprese le cessioni di credito stipulate in relazione a tali finanziamenti, purché effettuati da aziende e istituti di credito e da loro sezioni o gestioni che esercitano, il credito a medio e lungo termine, e quelle effettuate dalla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (ai sensi dell’articolo 5, comma 7, lettera b, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269) per finanziare opere, impianti, reti e dotazioni destinati alla fornitura di servizi pubblici ed alle bonifiche, utilizzando fondi provenienti dall’emissione di titoli, dall’assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, senza garanzia dello Stato e con preclusione della raccolta di fondi a vista .

L’imposta sostitutiva si applica in ragione dello 0,25% dell’ammontare complessivo dei finanziamenti agevolati erogati in ciascun esercizio. Laddove il finanziamento stesso non si riferisca all’acquisto della prima casa di abitazione, e delle relative pertinenze, l’aliquota si applica nella misura del 2% dell’ammontare complessivo dei finanziamenti agevolati, erogati in ciascun esercizio.

Il richiamato D.L. n. 145 del 2013, ha esteso l’imposta sostitutiva (articolo 20-bis del D.P.R. n. 601 del 1973) anche alle operazioni di finanziamento strutturate.

Le norme in commento (lettera a del comma 2), novellano il primo comma del richiamato…

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