Accessi brevi da studi di settore: riscontri sui beni strumentali ad utilità pluriennale, contestazioni possibili e strategie difensive

di Giuseppe Pagani

Pubblicato il 6 settembre 2014

durante la stagione estiva si sono verificati numerosi casi di controlli dell'Agenzia per verificare la correttezza dei dati indicati negli studi di settore: ecco come comportarsi quando tali accessi rilevano contestazioni



      1. Premessa

Nei mesi recenti, e a volte ancora nelle ultime settimane, gli uffici periferici dell'Agenzia delle Entrate si sono affannati (e noi ancor più di loro!) per portare a termine i cosiddetti accessi brevi, tesi essenzialmente alla verifica dei dati dichiarati per gli studi di settore, con specifico riferimento al periodo d'imposta 2011. Vediamo di comprenderne i riflessi e le implicazioni per i contribuenti interessati, soffermandoci poi in particolare sulla problematica del riscontro della sussistenza di beni ad utilità pluriennale. Talvolta tali beni sono stati acquisiti anche da oltre un decennio, con la conseguenza che il contribuente sottoposto a verifica potrebbe non averne conservato le documentazioni attestanti l'acquisto.



      1. Esclusioni dagli studi di settore ex-lege: riferimenti normativi

Gli studi di settore, come noto, costituiscono una stima dei ricavi prodotti dalle attività di impresa e lavoro autonomo, calcolati sulla base di quanto dichiarato dai contribuenti negli appositi modelli di raccolta dati, in sede di dichiarazione annuale dei redditi. La loro introduzione è avvenuta a norma dell'articolo 62-sexies del decreto legge n. 331 del 30 agosto 1993, e ha generato una sorta di “telecamera” che in maniera automatica1, partendo dai dati comunicati dal contribuente, fotografa la situazione dell'interessato, senza alcun intervento diretto dei verificatori : quindi una soluzione apparentemente “comoda” per gli uffici.

Ad oggi la quasi totalità dei contribuenti vi è sottoposta, tranne rare eccezioni... Esistono infatti cause di esclusione, normativamente disciplinate dall'articolo 10, 4° comma, della legge n. 146/19982.

Lo stesso articolo 10 disciplina le “modalità di utilizzazione degli studi di settore in sede di accertamento”. Il primo comma afferma testuaomente: “gli accertamenti basati sugli studi di settore … sono effettuati nei confronti dei contribuenti … qualora l'ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta inferiore all'ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi”. Il comma 4, invece, delinea le esclusioni dall'applicazione degli studi di settore, affermando che “la disposizione del comma 1 del presente articolo non si applica nei confronti dei contribuenti :



a) che hanno dichiarato ricavi ... o compensi..., di ammontare superiore al limite ….” di 5.164.569,00 euro ;

b) che hanno iniziato o cessato l'attività nel periodo d'imposta...”.

Quest'ultima ipotesi non trova applicazione, qualora lo stesso soggetto che ha cessato, riprenda l'attività entro sei mesi dalla cessazione, ovvero laddove la nuova attività esercitata sia soltanto una mera prosecuzione di quanto già svolto da altri soggetti.

... c) Che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell'attività”.



Esistono poi altre ipotesi di esclusione, previste dalle istruzioni ministeriali, delle quali le principali sono le seguenti:

  • la modifica in corso d'anno dell'attività esercitata, causa che si verifica soltanto ove la nuova attività rientri in uno studio diverso da quello inerente l'attività svolta precedentemente;

  • il caso di soggetti in liquidazione ordinaria, peraltro rientrante in quello del “non normale svolgimento svolgimento dell'attività”, dove entrambe le “frazioni” del periodo d'imposta interessato dalla messa in liquidazione sono da escludere dagli studi di settore (il cui quadro andrà compilato a soli fini statistici);

  • soggetti che determinano il reddito con criteri forfettari (associazioni con attività commerciale che abbiano optato per il regime di cui alla legge n. 398/91, agriturismi e allevamenti);

  • soggetti che rientrino nel regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile: i cosiddetti minimi.



  1. Il periodo di non normale svolgimento dell'attività

Quest'ultima ipotesi, non essendo rigidamente delimitata, trova nelle istruzioni ministeriali soltanto delle ipotesi esemplificative, non certamente esaustive di ogni fattispecie potenzialmente ammissibile in questa casistica di esclusione:

  • interruzione dell'attività per l'intera annualità, a causa di lavori di ristrutturazione che hanno interessato tutti i locali utilizzati per lo svolgimento dell'attività;

  • affitto dell'unica azienda esercitata ;

  • sospensione dell'attività, a fini amministrativi3, se ne è stata data regolare comunicazione alla camera di commercio;

  • interruzione dell'attività per la maggior parte dell'anno, per motivi disciplinari, con riferimento ad esercenti arti e professioni;

  • altre cause, quali l'assenza protrattasi a lungo nel corso dell'esercizio a causa di malattia, infortunio, gravidanza, del titolare, o di un socio gerente l'attività d'impresa, sono invece da valutarsi di volta in volta, a seconda dell'incidenza che possano avere sul proseguimento della vita economica dell'impresa (individuale o societaria, riferendosi ad imprese di modeste dimensioni, scarsamente strutturate...).



Non sempre è facile rientrare nelle pretese del software GERICO, che dai dati dichiarati fa scaturire automaticamente delle risultanze aprioristiche: per tale ragione, a volte, il contribuente in difficoltà può essere “indotto in tentazione”, e voler forzare la realtà, dichiarando di trovarsi in un periodo di “non normale svolgimento dell'attività”. Si tratta della sola ipotesi di esclusione che definirei, almeno teoricamente, “a maglie larghe”. La “tentazione”, come è ovvio, aumenta a dismisura quando i morsi della crisi economica si fanno sentire con particolare brutalità, come di questi tempi accade purtroppo frequentemente.



  1. Le finalità sottese agli accessi brevi

Gli accessi brevi che gli uffici svolgono in materia d