Interpello negato: ricorsi o no?

Contrasti interpretativi del giudice di legittimità

Orbene, in relazione a tale prova si sono formati due orientamenti del giudice di legittimità.

La natura da attribuire al provvedimento negativo, reso dal Direttore Regionale delle entrate, sull’istanza del contribuente volta ad ottenere il potere di disapplicazione di una norma antielusiva è sta precisata dalla recente sentenza n. 11929 del 26 maggio 2014 del giudice di legittimità .

L’iter logico giuridico adottato da tale pronuncia ha evidenziato i seguenti capisaldi.

  • Va riconosciuto al contribuente la facoltà, non l’onere, di impugnare il diniego del Direttore Regionale delle Entrate di disapplicazione di norme antielusive, atteso che lo stesso non è atto rientrante nelle tipologie elencate dall’art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, ma provvedimento con cui l’Amministrazione porta a conoscenza del contribuente, pur senza efficacia vincolante per questi, il proprio convincimento in ordine ad un determinato rapporto tributario.

  • Il ricorso contro la risposta all’interpello della D.R.E. è facoltativo, donde la sua omissione non comporta nessuna conseguenza processualmente pregiudizievole per il contribuente.

  • La risposta all’interpello non impedisce alla stessa Amministrazione di rivalutare, in sede di esame della dichiarazione dei redditi o dell’istanza di rimborso, l’orientamento (negativo) precedentemente espresso, nè al contribuente di esperire la piena tutela in sede giurisdizionale nei confronti dell’atto tipico che gli venga notificato, dimostrando in tale sede, senza preclusioni di sorta, la sussistenza delle condizioni per fruire della disapplicazione della norma antielusiva.

  • Non è condivisibile l’equiparazione tra “agevolazione fiscale” e “disapplicazione di norma antielusiva“: la prima costituendo un trattamento derogatorio di favore riconosciuto in generale nella ricorrenza di determinate condizioni, pur in presenza del presupposto del tributo, per finalità di realizzazione di interessi diversi da quello fiscale, ritenuti meritevoli di tutela; mentre la seconda consiste nel rimuovere l’operatività di norme limitative (per fini antielusivi) di “vantaggi” fiscali di regola spettanti (detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta…), in relazione a singole fattispecie, il cui esame abbia portato ad escludere il realizzarsi dello scopo elusivo, così ripristinando, per finalità pur sempre di ordine fiscale, il regime tributario applicabile nel caso specifico a quello previsto dall’ordinamento in assenza di fine di elusione, cioè quello ritenuto “giusto” dal legislatore in relazione alla capacità contributiva manifestata.

  • Non è prevista l’impugnabilità delle determinazioni del direttore regionale delle entrate in ordine all’istanza di interpello, così restando esclusa anche l’applicabilità della norma di chiusura di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, c. 1, lett. i.

  • L’atto stesso non può essere ritenuto obbligatoriamente impugnabile, dovendosi escludere, per ovvie ragioni di certezza dei rapporti giuridici e di tutela del diritto di difesa, che possa essere introdotta per via interpretativa (se non negli stretti limiti anzidetti) una decadenza del contribuente dal diritto di contestare una pretesa tributaria, decadenza inevitabilmente conseguente all’omessa impugnazione di uno degli atti tassativamente elencati nella norma in esame (o la cui impugnabilità è prescritta in altra specifica disposizione di legge).

  • La risposta all’interpello costituisce un “provvedimento” emesso allo stato degli atti, sulla base della documentazione acquisita, che, al più, se negativo, prelude, predeterminandone il contenuto, ad un eventuale avviso di accertamento relativo alla dichiarazione dei redditi presentata in difformità (che, peraltro, potrebbe essere anche parziale) dalla risposta, ovvero ad un, anch’esso eventuale, diniego di rimborso nel caso in cui il contribuente, pur adeguandosi a quella, ne ritenga l’illegittimità.

Secondo diverso…

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