La Consulta salva in parte la mediazione tributaria e produce effetti per i rapporti non esauriti

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 22 aprile 2014

la tanto attesa sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato la parziale incostituzionalità della vecchia normativa sulla mediazione tributaria: ecco un'analisi delle motivazioni della Consulta

Pronuncia: non è legittimo stabilire che si “perda” l’azione in giudizio perché non si è attivata una procedura amministrativa.

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 17-bis, c. 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nel testo originario, anteriore alla sostituzione dello stesso ad opera dell’art. 1, c. 611, lett. a, n. 1, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato − legge di stabilità 2014). Il comma 2 dell'articolo 17-bis del decreto legislativo 546/1992 -secondo cui l'omissione della presentazione del reclamo da parte del contribuente determina l'inammissibilità del ricorso (rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio) - comportando la perdita del diritto di agire in giudizio e, quindi, l'esclusione della tutela giurisdizionale, si pone in contrasto con l'articolo 24 della Costituzione La previsione generale secondo cui l’omissione della presentazione del reclamo da parte del contribuente determina l’inammissibilità del ricorso (rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio), comportando la perdita del diritto di agire in giudizio e, quindi, l’esclusione della tutela giurisdizionale, si pone in contrasto con il diritto costituzionalmente garantito di agire e resistere in giudizio (art. 24 della Costituzione).Tale assunto è stato statuito dalla recente sentenza n. 98 della Corte costituzionale, depositata il 16 aprile 2014 .



Parziale incostituzionalità

La dichiarazione di illegittimità costituzionale del