La rivalutazione dei beni di impresa versione 2014

La Legge di Stabilità 2014 ha riaperto i termini per l’effettuazione della rivalutazione dei beni di impresa presenti sia nel bilancio 2013 che in quello 2012. A differenza del precedente intervento normativo, che aveva riguardato gli immobili e consentiva di effettuare la rivalutazione anche soltanto ai fini civilistici, l’attuale disciplina riguarda tutti i beni di impresa e produce sempre effetti fiscali. Una possibilità che riguarda anche i beni immateriali come marchi e diritti di brevetto.

Sono esclusi i beni in leasing.

E’ prevista l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 16% o del 12% da versare in 3 rate annuali senza interessi.

Gli effetti sono riconosciuti a partire dal 2016.

Rif. Normativi:

Legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1 commi da 140 a 146;

Legge 21 novembre 2000, n. 342, artt. 11, 13, 14 e 15;

D.M. 13 aprile 2001 n. 162

Beni di impresa da rivalutare

Dopo 14 anni dalla prima comparsa (legge n. 342 del 2000) è ancora forte il richiamo della manovra che, mediante il versamento di un’imposta forfettaria consente di tenere conto, ai fini fiscali, dei maggiori valori di mercato dei beni in luogo di quelli storici, spesso di gran lunga inferiori a quelli reali

L’art. 6 commi 8-14 della Legge Stabilità 2014 ripropone la possibilità di rivalutare i beni di impresa e le partecipazioni ad esclusione degli immobili alla cui produzione o scambio è diretta l’attività di impresa, cd. immobili merce. Il maggiore valore dei beni rivalutati è riconosciuto ai fini fiscali ed è consentito l’affrancamento delle riserve che si generano .

Sono ammessi alla rivalutazione i soggetti Ires, nonché tutti i soggetti titolari di reddito di impresa, sia in contabilità semplificata che ordinaria.

Le imprese individuali e le società di persone in contabilità semplificata devono redigere un apposito prospetto bollato e vidimato da cui risultano i prezzi di costo e la rivalutazione compiuta.

La rivalutazione va eseguita nel bilancio dell’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2012. Quindi nel caso di imprese con l’esercizio coincidente con l’anno solare, la rivalutazione può essere effettuata nel bilancio relativo all’esercizio 2013 relativamente ai beni iscritti a bilancio al 31 dicembre dell’anno precedente.

Particolarità della rivalutazione è che non può essere effettuata per singoli beni ma deve essere operata per categorie omogenee. Per i beni non registrati, le categorie sono costituite sulla base dell’aliquota di ammortamento e per anno di acquisizione, facendo riferimento ai gruppi stabiliti dal dm 31/12/1988 in materia di coefficienti di ammortamento; i beni immobili vanno suddivisi in aree non fabbricabili, fabbricati non strumentali per destinazione, fabbricati strumentali per natura.

Le azioni e le quote devono essere raggruppate in categorie omogenee per natura in conformità ai criteri di cui all’art. 94 del D.P.R. n. 917/1986.

I soggetti interessati puntano a rivalutare il valore fiscale del bene di impresa o la partecipazione al fine di poter fruire, a partire dal 2016, delle maggiori quote di ammortamento calcolabili sul medesimo valore fiscale rivalutato e poter, inoltre, calcolare minori plusvalenze.

Possono essere oggetto di rivalutazione i beni materiali ed immateriali iscritti tra le immobilizzazioni e le partecipazioni in società controllate e collegate di cui all’art. 2359 del Codice Civile.

Ai fini della rivalutazione i beni completamente ammortizzati si intendono posseduti se risultano dal bilancio o rendiconto o, per i soggetti in contabilità semplificata, dal libro dei cespiti ammortizzabili.

Sono rivalutabili oltre ai beni posseduti a titolo di proprietà, i diritti reali parziari come l’usufrutto. Non sono invece rivalutabili i beni in leasing in quanto fino al momento del riscatto restano di proprietà del concedente.

Fra i beni materiali rivalutabili sono compresi anche quelli in fase di costruzione se iscritti tra le immobilizzazioni in corso; fra i beni…

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