L'imposta di bollo sui dossier titoli diventa proporzionale

La legge n. 147 del 27.12.2013 (legge di stabilità 2014) ha apportato rilevanti novità sulla disciplina dell’imposta di bollo sugli strumenti finanziari, rendendola in via generale più onerosa (0,2% rispetto allo 0,15% vigente fino al 31.12.2013), ma garantendone una maggiore proporzionalità per gli investimenti relativamente ridotti: scompare, infatti, il “minimale” dell’imposta di bollo (pari ad € 34,20 previsto per dossier titoli di valore compreso tra € 1 ed € 34.200), che incideva in modo particolarmente elevato sui piccoli investimenti: l’imposta fissa poteva arrivare, infatti, a rappresentare un imposizione del 34,2%, in caso di deposito titoli del valore di mercato di € 1.000.
La modifica apportata dalla legge di stabilità 2014 comporta, ora, un risparmio di imposta per i contribuenti che investono somme inferiori ad € 17.100 i quali, fino al 31 dicembre 2013, erano assoggettati ad imposta nella misura fissa di Euro 34,20. In altre parole, le persone fisiche rimarranno soggette ad imposizione proporzionale dello 0,20% indipendentemente dall’ammontare investito, senza limite massimo. Tuttavia, a fronte dell’abrogazione dell’importo minimo dell’imposta di bollo, la manovra ha previsto un aumento del limite massimo dell’imposta a carico dei soggetti diversi dalle persone fisiche da € 4.500 ad € 14.000.
Brevemente si ricorda che, sono soggetti passivi dell’imposta di bollo tutti i destinatari delle comunicazioni periodiche alla clientela relative a prodotti finanziari, anche non soggetti ad obbligo di deposito, ivi compresi i depositi bancari o postali, anche se rappresentati da certificati: appartengono a quest’ultima categoria, a titolo esemplificativo, le quote di fondi comuni, valori mobiliari, strumenti derivati, polizze finanziarie unit linked o index linked. Di contro, invece, non sono incise dal tributo in argomento, le comunicazioni di prodotti finanziari ricevute ed emesse da fondi di previdenza complementare, nonché le comunicazioni di prodotti finanziari ricevute ed emesse da istituti di previdenza obbligatoria, a prescindere dal fatto che detti istituti siano di diritto pubblico o privato.
L’imposta di bollo deve essere applicata dagli intermediari residenti (principalmente banche e poste italiane) che intrattengono con la propria clientela rapporti quali, ad esempio, conti deposito, diversi dai conti correnti e depositi titoli. Relativamente a tali rapporti, gli intermediari finanziari inviano alla clientela una comunicazione periodica (rendiconto) che può avere diversa periodicità (mensile, trimestrale, semestrale o annuale). In tale comunicazione viene tipicamente indicato il costo di acquisto dei titoli, il loro valore di mercato, se si tratta di titoli quotati, ovvero il loro valore nominale o di rimborso. L’imposta di bollo deve, inoltre, essere applicata su ogni comunicazione inviata, rapportandola al periodo di rendicontazione: l’imposta in commento è dovuta anche in caso di strumenti finanziari non soggetti all’obbligo di deposito, per i quali non viene inviata alcuna comunicazione al titolare.
L’imposta di bollo, determinata a decorrere dal 01.01.2014 nella misura dello 0,2%, viene applicata sul valore di mercato degli strumenti finanziari depositati presso l’intermediario o comunque detenuti dall’investitore, anche se non soggetti ad obbligo di deposito. In caso di titoli non quotati, o per i quali comunque non sia disponibile il valore di mercato, l’imposta in argomento deve essere calcolata, invece, sul valore nominale o di rimborso, ovvero in assenza anche di tale valore, sul costo di acquisto. L’imposta di bollo è applicata su ogni comunicazione inviata dall’intermediario finanziario, proporzionalmente al periodo rendicontato. Si ipotizzi il caso di un …

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