La rappresentanza del contribuente di fronte agli uffici tributari

di Antonino Russo

Pubblicato il 20 gennaio 2014

per far fronte a tutti gli adempimenti col Fisco il contribuente si affida spesso all’attività di un consulente-professionista avvalendosi dell’istituto della rappresentanza: analisi delle norme che regolano tale istituto

In ordine ai vari adempimenti di carattere tributario e alle attività di accertamento svolte nei suoi confronti, il contribuente, cioè il legittimato al rapporto con gli uffici finanziari, si affida soventemente all’attività di un consulente-professionista avvalendosi, in pratica, dell’istituto della rappresentanza. Questo avviene sia per ragioni di necessità (i.e. mancanza di tempo materiale, impegni di lavoro del contribuente stesso) sia per motivi di opportunità e di tutela. E’ indubbio, infatti, che il “tecnicismo” fiscale imponga l’intervento di un professionista onde poter interloquire con le più ampie cognizioni di causa con l’Ente impositore.

Nel rapporto tra Fisco e contribuente, vi è piena contezza e consapevolezza dell’importanza di tal potere di rappresentanza, tant’è che (ad esempio) l’Agenzia Entrate, con la Circolare 21 dicembre 2011, n.54/E, emanata nell’ambito degli indirizzi operativi per il rilascio del codice “PIN” ai fini dell’abilitazione dei servizi telematici dalla stessa messi a disposizione dei contribuenti, ha rappresentato che “il contribuente che non intende recarsi personalmente presso gli Uffici può farsi rappresentare esclusivamente da un procuratore speciale cui ha conferito procura per iscritto con firma autenticata (art. 63, secondo comma, primo periodo del DPR n. 600/1973) e deve essere presentata in originale al fine di evitare abusi e garantire la protezione dei dati personali”.

Inoltre, lo Statuto dei diritti del contribuente prescrive, all’art.12, l’ausilio di soggetto munito di apposite competenze in ambito fiscale (“quando viene iniziata la verifica il contribuente ha diritto di essere informato … della facoltà di farsi assistere da un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi di giustizia tributaria…”).

La norma specifica , relativa al mandato de quo, è però l’art. 63 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600(già accennato in precedenza con riferimento alla Circ. n.54/6/2011), che disciplina le modalità di conferimento, ad un terzo, della delega alla rappresentanza del contribuente presso gli uffici finanziari1.

Tale disposizione prevede:

  • l’obbligo dell’uso della forma scritta per la procuradi specie, cioè per l’atto volto ad investire il rappresentante del potere di agire in nome e per conto del rappresentato e diretto a legittimarlo presso i terzi;

  • l’esenzione dall’autenticazione, da parte del rappresentante, della firma del delegante solo nei casi di stretta relazione (coniugio, parentela, affinità, rapporto di lavoro dipendente) tra quest’ultimo e il delegato. Quest’ultima possibilità, prevista dall’art. 63 citato, deriva dal fatto che l’espletamento della rappresentanza de qua in una sede diversa da quella delle aule di giustizia (e tra queste quella tributaria) ha indotto il legislatore a contemplare la possibilità di delega anche verso soggetti sprovvisti di determinati requisiti tecnici e professionali (titolo di studio, iscrizione ad albi professionali) ; pur tuttavia, è evidente che i contribuenti fanno ricorso a tale facoltà solo quando devono porsi in essere adempimenti meramente ordinari (es. consegna e ritiro documentazione).

 

La necessità, imposta dallo stesso art. 63, ch