E’ legittimo l’accertamento di riforma del precedente atto

quando il Fisco annulla un proprio accertamento in autotutela, può sempre emettere (se nei termini per accertare) un accertamento sostitutivo corretto

Con la sentenza n. 27200 del 4 dicembre 2013 (ud. 15 ottobre 2013) la Corte di Cassazione ha riepilogato le regole in materia di autotutela, ed in particolare, in ordine al potere dell’Amministrazione finanziaria di riemettere un atto riformativo del precedente.

 

La sentenza

La Corte, in apertura, rileva che “in materia tributaria il potere della PA di provvedere in via di autotutela all”annullamento di ufficio’ od alla ‘revoca’ di atti illegittimi od infondati, anche in pendenza di giudizio o di intervenuta definitività degli stessi per mancata impugnazione, è espressamente riconosciuto dal D.L. 30 settembre 1994, n. 564, art. 2 quater, comma 1 conv. in L. 30 novembre 1994, n. 656 (nell’ambito di tale potere va ricompreso anche il potere di rinuncia alla imposizione ‘illegittima’ od ‘infondata’ in caso di autoaccertamento: D.M. 11 febbraio 1997, n. 37, art. 1 recante il regolamento di attuazione emanato ai sensi del D.L. n. 564 del 1994, predetto art. 2 quater, comma 1)”.

 

Il rimedio “di tipo demolitorio ricollegabile al provvedimento amministrativo di secondo grado, che opera con efficacia ‘ex tunc’, si estende a qualsiasi vizio di legittimità (annullamento) o di merito (revoca) dell’atto impositivo, ivi compreso (‘evidente errore logico o di calcolo’ e l”errore sul presupposto della imposta’ (D.M. n. 37 del 1997, art. 2, comma 1, lett. b e c), con il solo limite del giudicato sostanziale favorevole alla Amministrazione finanziaria (D.M. n. 37 del 1997, art. 2, comma 2)”.

 

Viene ancora confermato che “la giurisprudenza di questa Corte ha, peraltro, riconosciuto estensivamente il potere di autotutela della PA in materia tributaria anche alle ipotesi di interventi di tipo ‘sostitutivo’ laddove, in particolare, viene esplicitamente distinto l’esercizio del potere di rinnovo da quello di integrazione dell’atto impositivo (in quest’ultimo caso la integrazione è assoggettata, in materia sia di imposte reddituali che di imposte sui consumi, alla condizione necessaria della ‘sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi’ D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 43, u.c.; D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, comma 3)”.

La Corte ha, infatti, “ricondotto al potere di autotutela anche il provvedimento cd. di riforma dell’atto, specificandosi che il ritiro di un precedente atto, può avvenire in due diverse forme, quella del ‘contratto’ (l’atto di secondo grado che assume l’identica struttura di quello precedente, salvo che per il suo dispositivo di segno contrario con cui si dispone l’annullamento, la revoca o l’abrogazione del primo) o quella della riforma (l’atto di secondo grado che non nega il contenuto di quello precedente, ma lo sostituisce con un contenuto diverso), caratterizzati entrambi dal fatto che l’oggetto del rapporto giuridico controverso resta identico” (cfr. Corte cass. 5 sez. 16.1.2009 n. 937, in materia di Iva)”.

 

Attraverso una vera e propria carrellata giurisprudenziale, la Suprema Corte ha ricordato, con specifico riferimento al potere di riforma dell’atto impositivo, che:

– “l’esercizio del potere di autotutela non implica consumazione del potere impositivo, sicchè, rimosso con effetto ‘ex tunc’ l’atto di accertamento illegittimo od infondato, la Amministrazione finanziaria conserva ed anzi è tenuta ad esercitare – nella permanenza dei presupposti di fatto e di diritto – la potestà impositiva (cfr. Corte cass. 5 sez. 20.7.2007 n. 16115, id. 20.6.2007 n. 14377 – entrambe in materia di imposte reddituali)”;

– “dalla non consumazione del potere impositivo, in caso di annullamento o revoca dell’atto viziato, discende il corollario che il provvedimento di riforma adottato in sede di autotutela, non dispone per l’avvenire ma retroagisce al momento della applicazione del imposta, proprio in quanto ‘viene a sostituirsi’ all’originario atto impositivo (cfr. Corte cass. 5 sez. 21.1.2008 n. 1148; id. 30.12.2009 n. 27906 – entrambe in materia di imposte sui trasferimenti)”;

– “il rimedio della ‘autotutela sostitutiva’…

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