Deducibilità dei costi fittizi

Con la sentenza n. 25967 del 20 novembre 2013 (ud. 14 marzo 2013) la Corte di Cassazione ha affermato che spetta al contribuente dimostrare la connessione tra costi fittizi e ricavi accertati.

I MOTIVI DELLA DECISIONE
La Corte rileva che “con riguardo alle operazioni oggettivamente inesistenti, il D.L. 2 marzo 2012, n. 16, art. 8, comma 2, come convertito nella L. 26 aprile 2012, n. 44, costituente ius superveniens applicabile alla controversia in forza del successivo comma 3 – a tenore del quale ‘le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano, in luogo di quanto disposto dalla L. 24 dicembre 1997, n. 537, art. 15, comma 4-bis, previgente (“Nella determinazione dei redditi di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 6, comma 1, (TUIR), non sono ammessi in deduzione i costi o le spese riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato, fatto salvo l’esercizio di diritti costituzionalmente riconosciuti”), anche per fatti, atti o attività posti in essere prima dell’entrata in vigore degli stessi commi 1 e 2, ove più favorevoli…’ -, ha infatti stabilito che, ‘ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi non concorrono alla formazione del reddito oggetto di rettifica i componenti positivi direttamente afferenti a spese o altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati entro i limiti dell’ammontare non ammesso in deduzione delle predette spese o altri componenti negativi’, ed ha previsto ‘in tal caso’ l’applicazione di una sanzione amministrativa”.
In tali ipotesi “grava pertanto sul contribuente l’onere di provare che i componenti positivi, che si duole abbiano nell’accertamento concorso alla formazione del reddito, siano fittizi anch’essi perchè ricavi ‘correlati’…, vale a dire ‘direttamente afferenti’ a spese o ad altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati”.

Nota normativa
Come è noto, con la circolare n. 32/E del 3 agosto 2012 l’Amministrazione finanziaria ha diramato le istruzioni sulle nuove disposizioni( introdotte dall’art. 8, cc. 1, 2 e 3, del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16,convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 2012, n. 44), in materia di indeducibilità di costi e spese direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo nonché in materia di sanzionabilità dell’utilizzo di componenti reddituali negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati.
In particolare, al comma 2 dell’articolo 8 il legislatore ha previsto una nuova disciplina, anche sanzionatoria, in materia di utilizzo di fatture relative a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati, stabilendo che “Ai fini dell’accertamento delleimposte sui redditi non concorrono alla formazione del reddito oggetto di rettifica icomponenti positivi direttamente afferenti a spese o altri componenti negativirelativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati, entro i limitidell’ammontare non ammesso in deduzione delle predette spese o altri componentinegativi. In tal caso si applica la sanzione amministrativa dal 25 al 50 per centodell’ammontare delle spese o altri componenti negativi relativi a beni o servizi noneffettivamente scambiati o prestati indicati nella dichiarazione dei redditi. In nessuncaso si applicano le disposizioni di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 18dicembre 1997, n. 472, e la sanzione è riducibile esclusivamente ai sensidell’articolo 16, comma 3, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472”.
Detta norma ha introdotto una specifica sanzione per il comportamento antigiuridico consistente nella deduzione di costi o spese sostenuti in relazione a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati e, al tempo stesso, in attuazione del …

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