Liberi professionisti part time: attenzione agli standard!

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 2 dicembre 2013

anche i liberi professionisti che operano part-time, in quanto sono anche dipendenti sono a rischio di accertamento standardizzato (da parametri e studi di settore), soprattuto se in fase di contraddittorio rimangono inerti e non si giustificano davanti al Fisco

Con la sentenza n. 22698 del 4 ottobre 2013 (ud. 26 aprile 2013) la Corte di Cassazione ha ritenuto utilizzabili i parametri per i lavoratori dipendenti che svolgono anche attività di lavoro autonomo.

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

D.P.A., geometra, impugnava dinanzi alla CTP di Avellino l'avviso di accertamento col quale l'Ufficio, sulla base dei parametri previsti dalla L. n. 549 del 1995, e dal D.P.C.M. 29 gennaio 1996, (come modificato dal D.P.C.M. 27 marzo 1997), aveva determinato in L. 17.836.000 i maggiori compensi per l'anno 1996, elevando il reddito da quello negativo dichiarato di L. 3.636.000 a quello positivo di L. 14.200.000.

A sostegno del ricorso contestava, tra l'altro, la legittimità dei parametri, rilevando, in particolare, che l'Ufficio non aveva tenuto conto che egli era lavoratore dipendente a tempo pieno presso un'azienda privata ed esercitava l'attività autonoma di libero professionista in modo residuale e saltuario.

L'adita CTP accoglieva il ricorso.

Con sentenza depositata il 24-05-2007 la CTR Campania, in parziale accoglimento dell'appello dell'Agenzia, determinava il reddito imponibile in L. 9.000.000 (Euro 4.648,11); in particolare la CTR precisava che l'accertamento operato mediante l'applicazione dei parametri in questione era per legge assistito da presunzione semplice, precisa e concordante, sicchè spettava al contribuente giustificare lo spostamento tra il reddito accertato e quello dichiarato; nel caso di specie, la presenza di soli costi per L. 3.636.000 (con pari reddito negativo) non appariva risultato economico accettabile, sicchè, sulla base dei dati e degli elementi contabili rilevati dall'avviso di accertamento (in particolare dal rapporto - valutato oltre il massimo consentito - tra ammortamenti dichiarati per L. 2.297.000 e valore dei beni ammortizzabili per L. 13.225.000), desumeva che l'accertamento operato dall'Agenzia non era del tutto infondato; di conseguen