Conciliazione giudiziale e versamenti rateali

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 29 novembre 2013

i termini di versamento in caso di conciliazione giudiziale sono perentori: la conciliazione si perfeziona solo col versamento dell'importo della prima rata concordata e con la prestazione della garanzia prevista sull'importo delle rate successive

Con la sentenza n. 23119 dell' 11 ottobre 2013 (ud. 23 maggio 2013) la Corte di Cassazione, in tema di conciliazione giudiziale, ha confermato la perentorietà dei termini per il versamento.

 

La sentenza

Per condiviso principio già espresso, "la conciliazione giudiziale rateale, prevista dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 48, comma 3, si perfeziona solo con il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data di redazione del processo verbale, dell'importo della prima rata concordata e con la prestazione della garanzia prevista sull'importo delle rate successive; in mancanza, non si verifica l'estinzione del processo tributario per cessazione della materia del contendere, prevista dal citato D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 66, comma 1 (Cass. 9219/2011)”.

 

Brevi note

La sentenza che si annota, ratione temporis, è assolutamente legittima. Di recente, con sentenza n. 24931 del 25 novembre 2011 (ud. 4 ottobre 2011) la Corte di Cassazione aveva già fissato dei paletti netti sulle modalità versamento delle somme dovute a seguito di conciliazione giudiziale, ex art 48, del D.Lgs. n. 546/92, intervenendo su una pronuncia di regionale (CTR del Friuli Venezia Giuli, n. 126/11/05, depositata il 04.11.05), la quale, invero, “pur ritenendo che il perfezionamento della conciliazione potesse, in concreto, avvenire solo in seguito all'integrale pagamento del dovuto, o con il pagamento della prima rata, seguito dalla prestazione di polizza fideiussoria a garanzia del residuo debito rateizzato, dichiarava, nondimeno, estinto il giudizio, ben potendo l'amministrazione procedere - a suo avviso - alla riscossione delle somme dovute sulla base del processo verbale di conciliazione, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 48, comma 3”. La Corte, innanzitutto, prende atto che “gli atti dichiarativi delle varie specie di conciliazione, previste nel giudizio tributario dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 48, non determinano di per sè la cessazione della materia del contendere, atteso che tale effetto estintivo si produce solo quando, con il versamento della somma concordata, gli stessi siano divenuti efficaci e perfetti”. Se è vero che la conciliazione giudiziale “ha carattere novativo delle precedenti oppost