Accertamento con adesione se la notifica dell’atto impositivo è stata preceduta da invito a comparire

 

Se la notifica dell’atto impositivo è stata preceduta da invito a comparire, l’istanza di accertamento per adesione presentata dal contribuente non determina la sospensione automatica di novanta giorni del termine per impugnare, ai sensi dell’art. 6, comma 3, del D.Lgs. n. 218 del 1997. Di conseguenza, il ricorso rischia di non essere tempestivo. È quanto emerge dalla sentenza 14/39/2013 della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, pubblicata lo scorso 21 gennaio. L’importante chiarimento dei giudici capitolini va ad aggiungersi a quello fornito dall’Agenzia delle Entrate, sempre in tema di accertamento con adesione, in occasione di Telefisco 2013.

 

Premessa

L’accertamento con adesione disciplinato dal D.Lgs. n. 218 del 1997 è un istituto deflattivo del contenzioso tributario che consente al contribuente di definire le imposte dovute, beneficiando della riduzione delle sanzioni amministrative, nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge.

L’accordo tra contribuente e Amministrazione Finanziaria può riguardare tutte le più importanti imposte dirette e indirette.

La procedura può essere attivata tanto dal contribuente (tramite presentazione di una domanda in carta libera) quanto dall’Ufficio (mediante invito a comparire).

 

CTR Lazio

Ebbene, proprio in relazione all’eventuale iniziativa dell’Ufficio, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, nella sentenza 14/39/2013, ha avuto modo di chiarire che se la notifica dell’atto impositivo è stata preceduta da invito a comparire, l’istanza di accertamento per adesione presentata dal contribuente non determina la sospensione automatica di novanta giorni dei termine per impugnare, ai sensi dell’art. 6, comma 3, del D.Lgs. n. 218 del 1997.

 

I fatti

Il giudizio deciso dalla sentenza in commento è originato dall’impugnazione di un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate, sulla scorta di un PVC redatto dalla Guardia di Finanza nel corso di una verifica fiscale, contestava alla società contribuente ricavi non dichiarati, ai fini dell’imponibile IRES, IRAP e IVA, con annesse irrogazioni di sanzioni.

All’atto della costituzione in primo grado, l’Ufficio eccepiva l’ammissibilità del ricorso:

  • in quanto proposto oltre la scadenza dei termini di cui agli artt. 21 e 22 del D.Lgs. n. 546 del 1992.

 

Dunque, dopo che l’adita CTP di Latina ha accolto il ricorso della contribuente, l’Ufficio ha deciso di proporre appello per ribadire sia l’inammissibilità del ricorso (poiché tardivo) sia la bontà del proprio operato.

 

Procedimento di adesione

Investita della decisione sul gravame, la CTR ha ricordato che l’accertamento con adesione può essere avviato su invito della parte pubblica oppure su istanza del contribuente.

Ma come l’Ufficio non è obbligato a inviare l’invito così il contribuente non è tenuto a rispondere alla convocazione.

Se però il contribuente è invitato e non si presenta, oppure si presenta senza raggiungere l’accordo con l’amministrazione, pur non essendo sanzionabile:

  • perde l’opportunità di proporre l’adesione, una volta che gli sia stato notificato l’atto di accertamento.

 

Insomma, il contribuente può attivare la procedura e beneficiare della sospensione di 90 giorni del termine per impugnare solo quando non abbia ancora ricevuto l’atto di accertamento.

 

Ricorso intempestivo

Tanto premesso, i giudici di secondo grado sono giunti alla conclusione che nel caso di specie l’istanza prodotta dal contribuente successivamente alla notifica dell’atto impositivo:

  • non poteva produrre alcun effetto né tantomeno la sospensione dei termini, poiché impedita dal precedente contraddittorio attivato dall’Ufficio”.

Di qui, l’intempestività del ricorso e la declaratoria di inammissibilità dello stesso:

  • perché il termine per proporlo scadeva il sessantesimo giorno successivo alla data di notifica dell’atto.

Le spese di lite (mille euro) hanno seguito la soccombenza.

 

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