Mancata risposta al questionario? Si rischia l’induttivo…

di Francesco Buetto

Pubblicato il 7 ottobre 2013

il contribuente che rimane inerte a fronte di un questionario dell'Agenzia Entrate debitamente notificato, si espone al rischio di un accertamento induttivo legittimato proprio dalla mancata risposta al questionario

In nostro precedente intervento1 avevamo già avuto modo di commentare la sentenza n. 38 del 13 aprile 2006, con cui la Sezione n. 27 della Commissione tributaria regionale del Lazio aveva confermato l’accertamento induttivo effettuato dall’ufficio, sul presupposto della mancata risposta al questionario, debitamente notificato.

L’indirizzo teso a contrastare il comportamento non fattivo del contribuente era stato già, inoltre, stigmatizzato dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 16049 del 28 aprile 2005, depositata il 29 luglio 2005, che aveva affermato che la mancata risposta al questionario inviato dall'Amministrazione finanziaria, di per sé, non giustifica il ricorso ad accertamento induttivo nei confronti del contribuente (laddove tale omissione si sia verificata prima dell'entrata in vigore dell'art. 25 della L. 18 febbraio 1999, n. 28 che, al comma 3, espressamente, ha consentito il ricorso ad accertamento induttivo quando il contribuente non abbia dato seguito agli inviti disposti dagli uffici).

In pratica, a contraris, la Corte legittima l’utilizzo dell’induttivo successivamente alla modifica legislativa apportata. Secondo i Giudici Supremi, l'ufficio finanziario ha illegittimamente fatto ricorso all'accertamento induttivo, “non potendo tale metodo giustificarsi con le ragioni prospettate dall'ufficio e condivise dalla sentenza impugnata, e cioè la mancata risposta al questionario”. La Corte richiama la sentenza 5 giugno 2001, n. 8128, secondo cui la mancata risposta al questionario “non n può giustificare una rettifica del reddito d'impresa in via induttiva, ai sensi dell'art. 39, comma 2, lettera d), del D.P.R. n. 600/1973, ove tale omissione - come nella specie è avvenuto - si sia verificata prima dell'entrata in vigore dell'art. 25 della L. 18 febbraio 1999, n. 28. Si deve ribadire che le ipotesi previste dalle lettere a), b), c), d) del citato comma 2, nel testo all'epoca vigente, sono da considerarsi tassative”.

I pronunciamenti sopra indicati hanno trovato ulteriore conferma da parte della Cassazione con la sentenza n. 13511 del 28 marzo 2008, dep. il 26 maggio 2008, che ha ritenuto rilevabile d’ufficio, a prescindere da una formale eccezione di parte, l’inutilizzabilità anche in sede giudiziaria della documentazione non esibita dal contribuente all’amministrazione