Accertamento anticipato e statuto del contribuente

Con la sentenza n.18124 del 29 luglio 2013 la Corte di Cassazione, a SS.UU., mette un punto fermo sul cd. Accertamento anticipato, cioè quello emesso prima che siano trascorsi i 60 giorni previsti, dall’art. 12, c. 7, della L. n. 212/2000.

Com’è noto, detta norma prescrive che “Nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.

 

Il fatto

Sulla base di un processo verbale di constatazione, redatto il 17 settembre 2004 dai funzionari dell’Agenzia delle entrate di Palermo, venne emesso a carico della società C.B.G. s.a.s. di B. F. P. e C, e notificato in data 12 ottobre 2004, un avviso di recupero relativo a credito di imposta che l’Ufficio asseriva essere stato indebitamente utilizzato per investimenti in aree svantaggiate, ai sensi dell’art. 8 della legge n. 388 del 2000.

La società contribuente impugnò l’avviso, contestando la legittimità dell’atto innanzitutto per violazione dell’art. 12, c. 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212, in quanto lo stesso era stato emesso prima della scadenza del termine di sessanta giorni dal rilascio della copia del processo verbale di constatazione; lamentò, poi, errori di calcolo nella determinazione dell’importo indicato in recupero.

La Commissione tributaria provinciale di Palermo accolse il ricorso, rilevando che l’avviso di accertamento era stato notificato dopo soli venticinque giorni dalla redazione del processo verbale di constatazione e che non era stata in alcun modo indicata la particolare e motivata urgenza che avrebbe potuto giustificare la notifica dell’atto impugnato prima del termine di sessanta giorni previsto dall’art. 12 della legge n. 212 del 2000.

L’appello proposto dall’Agenzia delle entrate è stato rigettato dalla Commissione tributaria regionale della Sicilia.

Il giudice d’appello ha rilevato, innanzitutto, a fondamento della decisione, che l’avviso di recupero del credito di imposta è “un tipico atto di accertamento”, in quanto le attività di accertamento sono qualificabili come “quel complesso di attività poste in essere dall’Amministrazione Finanziaria per controllare il verificarsi o meno della fattispecie legale”, e nel caso in esame l’Ufficio aveva effettuato una fase ispettiva tendente ad accertare la sussistenza dei presupposti voluti dalla legge perché il contribuente fruisca del diritto al credito.

Ha poi osservato che, dal testo dell’art. 12, comma 7, della legge n. 212 del 2000, “possono individuarsi tre distinte posizioni soggettive:

1) diritto del contribuente di comunicare osservazioni e richieste;

2) obbligo degli uffici di valutare le osservazioni e richieste comunicate dal contribuente;

3) obbligo degli stessi Uffici di motivare l’avviso di accertamento con specifico riferimento alle osservazioni e richieste comunicate dal contribuente con conseguente nullità dello stesso in caso di omessa motivazione”.

Ha aggiunto che la disposizione citata prevede un contraddittorio anticipato al fine di fornire non solo maggiori garanzie al contribuente, ma anche maggiore efficacia all’accertamento tributario, e che essa, come tutte le altre previsioni normative contenute nella legge n. 212 del 2000, viene elevata a principio generale dell’ordinamento tributario dall’art. 1, comma 1, del medesimo testo normativo.

La Commissione di secondo grado ha concluso affermando che l’emissione dell’atto impositivo prima del decorso di sessanta giorni dalla fine delle operazioni ispettive “ha palesemente violato il diritto del contribuente a difendersi, privandolo di un grado di valutazione delle sue ragioni, senza che ne ricorressero validi motivi”.

Avverso tale…

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