I contratti fittizi fra parenti

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 16 settembre 2013

fra le operazioni inesistenti ricadono anche quelle che si nascondono sotto la forma di contratti per prestazioni fra parenti, firmati solo per diminuire gli esborsi fiscali

Con la sentenza n. 16857 del 5 luglio 2013 (ud. 21 maggio 2013) la Corte Cassazione, investita di una particolare questione che vede coinvolti compratore e venditore legati da rapporti di parentela, ha affermato la legittimità del comportamento dell’ufficio che ha contestato la fittizietà dell’operazione.

 

L’operazione contestata

L’Amministrazione Finanziaria ha contestato il carattere fittizio delle prestazioni di consulenza commerciale e finanziarie fatturate dalla A Sas. in favore della UP che, partendo dai vincoli di parentela esistenti fra i soci delle due strutture societarie, aveva riguardato la contestuale esistenza di attività di consulenza della medesima tipologia rese nel medesimo periodo dalla società contribuente, l'inidoneità di uno dei soci, all'epoca diciottenne, a rendere le prestazioni specialistiche anzidette, la gestione del conto corrente della A Sas da parte di un soggetto, che era parimenti amministratore delegato della UP e che provvedeva a versare il denaro relativo alle prestazioni per poi ritirarlo con causali del tipo "ripartizione utili" o prelevamento soci. Ed ancora significative erano le dichiarazioni rese da uno dei soci, dalle quali sarebbe emersa la concreta natura delle prestazioni effettuate, la mancanza di documentazione comprovante l'effettività del lavoro svolto e l'inadeguatezza della compagine societaria al concreto svolgimento degli incarichi e l'assenza di qualsiasi forma di collaborazione con terze persone o società per la realizzazione delle stesse.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte prende le mosse dall’assunto, secondo cui una volta che l'amministrazione ha contestato in modo specifico, anche attraverso presunzioni semplici (Cass. n. 9784/2010), i dati emergenti dalle scritture contabili del contribuente, evidenziando obiettivi elementi dai quali desumere l'inattendibilità delle scritture e fatture utilizzate dal contribuente, ovvero l'inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati ovvero la inesattezza delle indicazioni relative alle operazioni che danno diritto alla detrazione, “spetta al contribuente (cessionario/committente) che ha portato in detrazione l'IVA fornire la prova contraria che l'apparente cedente/prestatore non è un mero soggetto (fittiziamente) interposto e che la operazione è stata 'realmente' conclusa con esso, non essendo tuttavia sufficiente a tale scopo la regolarità della documentazione contabile esibita e la mera dimostrazione che la merce sia stata effettivamente consegnata o che sia stato effettivamente versato il corrispettivo, 'trattandosi di circostanze non concludenti, l