I contratti fittizi fra parenti

fra le operazioni inesistenti ricadono anche quelle che si nascondono sotto la forma di contratti per prestazioni fra parenti, firmati solo per diminuire gli esborsi fiscali

Con la sentenza n. 16857 del 5 luglio 2013 (ud. 21 maggio 2013) la Corte Cassazione, investita di una particolare questione che vede coinvolti compratore e venditore legati da rapporti di parentela, ha affermato la legittimità del comportamento dell’ufficio che ha contestato la fittizietà dell’operazione.

 

L’operazione contestata

L’Amministrazione Finanziaria ha contestato il carattere fittizio delle prestazioni di consulenza commerciale e finanziarie fatturate dalla A Sas. in favore della UP che, partendo dai vincoli di parentela esistenti fra i soci delle due strutture societarie, aveva riguardato la contestuale esistenza di attività di consulenza della medesima tipologia rese nel medesimo periodo dalla società contribuente, l’inidoneità di uno dei soci, all’epoca diciottenne, a rendere le prestazioni specialistiche anzidette, la gestione del conto corrente della A Sas da parte di un soggetto, che era parimenti amministratore delegato della UP e che provvedeva a versare il denaro relativo alle prestazioni per poi ritirarlo con causali del tipo “ripartizione utili” o prelevamento soci. Ed ancora significative erano le dichiarazioni rese da uno dei soci, dalle quali sarebbe emersa la concreta natura delle prestazioni effettuate, la mancanza di documentazione comprovante l’effettività del lavoro svolto e l’inadeguatezza della compagine societaria al concreto svolgimento degli incarichi e l’assenza di qualsiasi forma di collaborazione con terze persone o società per la realizzazione delle stesse.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte prende le mosse dall’assunto, secondo cui una volta che l’amministrazione ha contestato in modo specifico, anche attraverso presunzioni semplici (Cass. n. 9784/2010), i dati emergenti dalle scritture contabili del contribuente, evidenziando obiettivi elementi dai quali desumere l’inattendibilità delle scritture e fatture utilizzate dal contribuente, ovvero l’inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati ovvero la inesattezza delle indicazioni relative alle operazioni che danno diritto alla detrazione, “spetta al contribuente (cessionario/committente) che ha portato in detrazione l’IVA fornire la prova contraria che l’apparente cedente/prestatore non è un mero soggetto (fittiziamente) interposto e che la operazione è stata ‘realmente’ conclusa con esso, non essendo tuttavia sufficiente a tale scopo la regolarità della documentazione contabile esibita e la mera dimostrazione che la merce sia stata effettivamente consegnata o che sia stato effettivamente versato il corrispettivo, ‘trattandosi di circostanze non concludenti, la prima in quanto insita nella stessa nozione di operazione soggettivamente inesistente, e la seconda perché relativa ad un dato di fatto inidoneo di per sè a dimostrare l’estraneità alla frode – v. Cass. n. 9108/2012′“.

Ne consegue, prosegue la sentenza, “che il giudice tributario di merito, investito della controversia sulla fondatezza dell’atto impositivo, è tenuto a valutare, singolarmente e complessivamente, gli elementi presuntivi forniti dall’Amministrazione, dando atto in motivazione dei risultati del proprio giudizio e solo in un secondo momento, qualora ritenga tali elementi dotati dei caratteri di gravità, precisione e concordanza, deve dare ingresso alla valutazione della prova contraria offerta dal contribuente, che ne è onerato ai sensi dell’art. 2727 c.c. e ss., e art. 2697 c.c., comma 2, – v. Cass. n. 12802/2011; Cass. n. 5282/2011“.

A fronte del corposo compendio probatorio messo in campo dall’Ufficio, “la CTR ha per un verso isolato dall’intero materiale quello concernente l’esistenza del vincolo parentale fra i soci della società, offrendone una lettura peraltro parziale, scollegata dagli ulteriori indici messi in evidenza dall’Agenzia al fine di conclamare l’inesistenza di reali ed effettive prestazioni di consulenza e tralasciando tutti gli altri elementi”.

La sentenza di secondo grado che ha ritenuto che la regolarità…

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