I casi di detrazione IVA: fatture compilate senza le indicazioni previste dall'art. 21, o, ipotesi ancora più frequente, in caso di descrizione generica, o, ancora, in caso di fattura in fotocopia

dedichiamo la nostra rassegna di giurisprudenza tributaria del mese di Settembre alle sentenze e casistiche che riguardano la detrazione dell’IVA, puntando il mouse su recenti interventi di Cassazione

Premessa

Grazie ai numerosi solleciti dei nostri utenti, che ringraziamo, abbiamo deciso di tornare a parlare dell’argomento della detrazione iva.

L’occasione è stata fornita anche da tre sentenze della Suprema Corte, che hanno previsto pesanti conseguenze in caso di fatture compilate senza le indicazioni previste dall’art. 21, o, ipotesi ancora più frequente, in caso di descrizione generica, o, ancora, in caso di fattura in fotocopia.

Segnaliamo anche due interessanti sentenze della Corte di Giustizia UE

 

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Accertamento induttivo in caso di fatture senza le indicazioni richieste

La giurisprudenza di questo giudice di legittimità è concorde nel ritenere che l’omessa indicazione nelle fatture dei dati prescritti dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 21, integra quelle gravi irregolarità che, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, legittimano l’Amministrazione finanziaria a ricorrere all’accertamento induttivo del reddito imponibile (v. tra le altre Cass. n. 5748 del 2010). In ogni caso una fattura nella quale manchino i dati prescritti per legge non è idonea a fornire la prova dell’esistenza delle operazioni in esse riportate. Pertanto se, in ipotesi di fatture ritenute relative ad operazioni inesistenti, grava sull’Amministrazione l’onere di provare che le operazioni, oggetto delle fatture, in realtà non sono state mai poste in essere, a fronte di fatture che invece non possono considerarsi tali perchè mancanti dei requisiti normativi, grava sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate (non potendo essa ritenersi fornita con l’esibizione di fatture carenti di elementi indispensabili ai fini della identificazione dell’operazione posta in essere), così come accade nelle ipotesi in cui l’amministrazione fornisca validi elementi per affermare che alcune fatture sono state emesse per operazioni (anche solo  parzialmente) fittizie.

(Cassazione, sezione V civile , sentenza n. 3259/2012)

 

La fattura deve contenere un’adeguata descrizione

Le censure del ricorrente sono infondate, posto che gli elementi riportati sulla fattura apparivano vaghi, sicchè scaturivano delle presunzioni, ancorchè semplici a favore dell’agenzia, con conseguente onere della prova carico della contribuente, che però non l’aveva assolto. Sicchè, in presenza di operazioni inesistenti non si realizza l’ordinario presupposto impositivo nè la configurabilità stessa di un “pagamento a titolo di rivalsa”, nè i presupposti del diritto alla detrazione di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19, comma 1.

D’altro canto la previsione del successivo art. 21, comma 7, se per un verso incide direttamente sul soggetto emittente la fattura, costituendolo debitore d’imposta, pur in assenza del suo ordinario presupposto, sulla base del solo principio di cartolarità, per altro verso incide, indirettamente, anche sul destinatario della fattura, confermandone, in combinato disposto con l’art. 19, comma 1, e art. 26, comma 3, la preclusione ad esercitare il diritto alla detrazione o alla variazione dell’imposta, in assenza del relativo presupposto (acquisto o importazione di beni e servizi nell’esercizio dell’impresa, arte o professione), come nella specie (V. pure Cass. Sentenze n. 22882 del 25/10/2006, n. 309 del 2006).

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 6203/2013)

 

La buona fede dell’acquirente salva la detrazione dell’Iva

Il ricorrente che agisce in buona fede, ignorando che l’attività svolta effettivamente era posta in essere per frodare l’IVA, non può essere chiamato a rispondere del comportamento illegittimo altrui.

Trattasi di un principio che ha trovato una precisazione opportuna nelle cosiddette e predette “frodi carosello”, alla luce dell’orientamento che è emerso in sede della giurisprudenza comunitaria.

In base al principio della neutralità fiscale dell’IVA, infatti, la Corte di Giustizia U.E. ha ritenuto che i soggetti che sono in buona…

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