I casi di detrazione IVA: fatture compilate senza le indicazioni previste dall’art. 21, o, ipotesi ancora più frequente, in caso di descrizione generica, o, ancora, in caso di fattura in fotocopia

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 16 settembre 2013

dedichiamo la nostra rassegna di giurisprudenza tributaria del mese di Settembre alle sentenze e casistiche che riguardano la detrazione dell'IVA, puntando il mouse su recenti interventi di Cassazione

Premessa

Grazie ai numerosi solleciti dei nostri utenti, che ringraziamo, abbiamo deciso di tornare a parlare dell’argomento della detrazione iva.

L’occasione è stata fornita anche da tre sentenze della Suprema Corte, che hanno previsto pesanti conseguenze in caso di fatture compilate senza le indicazioni previste dall'art. 21, o, ipotesi ancora più frequente, in caso di descrizione generica, o, ancora, in caso di fattura in fotocopia.

Segnaliamo anche due interessanti sentenze della Corte di Giustizia UE

 

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Accertamento induttivo in caso di fatture senza le indicazioni richieste

La giurisprudenza di questo giudice di legittimità è concorde nel ritenere che l'omessa indicazione nelle fatture dei dati prescritti dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 21, integra quelle gravi irregolarità che, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, legittimano l'Amministrazione finanziaria a ricorrere all'accertamento induttivo del reddito imponibile (v. tra le altre Cass. n. 5748 del 2010). In ogni caso una fattura nella quale manchino i dati prescritti per legge non è idonea a fornire la prova dell'esistenza delle operazioni in esse riportate. Pertanto se, in ipotesi di fatture ritenute relative ad operazioni inesistenti, grava sull'Amministrazione l'onere di provare che le operazioni, oggetto delle fatture, in realtà non sono state mai poste in essere, a fronte di fatture che invece non possono considerarsi tali perchè mancanti dei requisiti normativi, grava sul contribuente l'onere di dimos