Sentenze “a sorpresa” vietate, senza limiti di tempo, nel processo tributario

di Antonino Russo

Pubblicato il 3 agosto 2013

analisi del problema delle sentenze tributarie che trattano fatti e questioni rilevati direttamente dai giudici tributari: la Cassazione impone che anche tali fatti e questioni vengano discussi in contraddittorio con le parti

L’ordinanza n. 19805 del 13 novembre 2012, emessa dalla Corte di Cassazione, sembra aver definitivamente sancito l’obbligo di rimettere, prima della decisione, la questione, rilevata dal giudice ex officio, al contraddittorio delle parti.

L’aspetto più rilevante, espresso in tale arresto, riguarda il fatto che tale contraddittorio si rende necessario per ogni tipo di controversia e, pertanto, anche per quelle originate prima del 4 luglio 2009, cioè del momento di entrata in vigore (grazie alla L. n. 69/2009) del nuovo art. 101 c.p.c., norma che sostanzialmente ha sgombrato il campo dai dubbi sorti in giurisprudenza ed ha “archiviato” quelle sentenze, definite dalla dottrina “a sorpresa” o “della terza via”, imperniate su una motivazione esulante dai motivi addotti da una o da tutte le parti del processo.

 

Il caso

Con il citato provvedimento la Suprema Corte ha cassato la decisione di una Commissione regionale che, in difetto di argomentazioni ed eccezioni delle parti, era intervenuta sulla natura di una erogazione per indennità di fine rapporto qualificando quest’ultima in maniera assolutamente autonoma rispetto ai rilievi posti dalle parti.

La sentenza cassata era stata emessa dalla CTR Puglia nel dicembre 2009. Qui l’aspetto peculiare della vicenda: infatti la collocazione temporale ed il grado di giudizio di riferimento sottintendevano chiaramente alla estraneità della lite de qua a quel rito del processo tributario oggi vigente grazie alla c.d. mini-riforma del codice di procedura civile e rigidamente ancorato al principio generale del contraddittorio di cui al nuovo art. 101 del codice di procedura civile (art. 101 c. 2 c.p.c. “Se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un termine non inferiore a venti e non