RITENUTE D'ACCONTO: scomputo delle ritenute d'acconto non risultanti dalle dalle certificazioni ovvero delle ritenute risultanti in misura inferiore a quella indicata nelle dichiarazioni dei contribuenti

L’art. 36-ter, c. 2, del D.P.R. n. 600/73 prevede che gli uffici, senza pregiudizio dell’azione accertatrice a norma degli articoli 37 e seguenti, possano procedere entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, al controllo formale della stessa, provvedendo, fra l’altro, a escludere, in tutto o in parte, lo scomputo delle ritenute d’acconto non risultanti dalle dichiarazioni dei sostituti d’imposta, dalle comunicazioni di cui all’art. 20, comma 3, del D.P.R. n. 605/73, o dalle certificazioni richieste ai contribuenti ovvero delle ritenute risultanti in misura inferiore a quella indicata nelle dichiarazioni dei contribuenti stessi.
 
La posizione della giurisprudenza
La Corte di Cassazione è più volte intervenuta su tale problematica.

Con sentenza n. 8606 del 2 ottobre 1996 ha affermato che “se è vero che, anche in regime di imposte riscosse in tutto o in parte previa ritenuta alla fonte, debitore principale verso il Fisco, è il percettore del reddito imponibile e non il sostituto che esegue la ritenuta e il successivo versamento … è nondimeno vero che il sistema normativo è concepito in modo tale da far sì che a tale versamento il sostituito rimanga comunque del tutto estraneo. A lui, infatti, il Fisco non potrebbe opporre che il sostituto ha omesso di versare la somma trattenuta”.

Con sentenza n. 3304 del 19 febbraio 2004, ha affermato che la certificazione dei sostituti d’imposta delle ritenute operate, non allegate alla dichiarazione, può essere dimostrata in giudizio dal contribuente, in quanto “la dichiarazione dei redditi del contribuente affetta da errore ( ovvero mancante della documentazione prescritta) è in linea di principio emendabile ed integrabile in ogni tempo quando dalla dichiarazione possono derivare al dichiarante oneri impositivi diversi e più gravosi di quelli che dovrebbero essere, in base alla legge, a suo carico”.

Con sentenza n. 14033 del 21 aprile 2006, dep. il 16 giugno 2006, ha ritenuto che il contribuente che abbia percepito un compenso sottoposto a trattenuta d’acconto resta debitore principale dell’obbligazione tributaria, e perciò, ove il sostituto non abbia provveduto a versare all’Erario quanto trattenuto, il Fisco ben può rivolgersi direttamente al contribuente per ottenere le somme dovute a titolo d’imposta; il sostituito, dal canto suo, dovrà rivolgersi al sostituto per ottenere la restituzione di quanto quest’ultimo abbia trattenuto e non abbia versato all’Erario. Sostituto e sostituito, comunque, sono legittimati ad agire in giudizio per il rimborso delle ritenute fiscali ( cfr. Cass. sent. n. 14911 del 28 giugno 2007).

Con sentenza n. 12072 del 18 marzo 2008 (dep. il 16 aprile 2008) ha affermato che “ non v’è dubbio che il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 3 nel testo all’epocavigente prevedeva che la certificazione relativa alla ritenuta alla fontedoveva essere rilasciata dal sostituto d’imposta ed allegata alladichiarazione dei redditi (… le persone fisiche che hanno percepito sommeo valori soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’acconto, devono allegarealla dichiarazione, un certificato del sostituto d’imposta attestantel’ammontare delle somme e dei valori corrisposti con l’indicazione dellarelativa causale e l’ammontare delle ritenute operate…).La documentazione prescritta non può essere sostituita da equipollenti,come ad esempio dal c.d. conto individuale tenuti dai sostituti d’imposta,ai sensi dei ricordato D.P.R. n. 917 del 1986, art. 21, nel testo vigenteprima delle modifiche legislative del 1994”. Ma la Corte va oltre sostenendo che “non sembra inoltre conferente ilrichiamo alla normativa attuale che non richiede più l’allegazione dellecertificazioni in parola come adempimento del contribuente …

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