La deduzione delle fatture soggettivamente inesistenti

di Francesco Buetto

Pubblicato il 18 giugno 2013

in sede di deducibilità fiscale dei costi da reato si devono distinguere le fatture "soggettivamente inesistenti" da quelle "oggettivamente inesistenti"

Due recenti interventi della Corte di Cassazione ripropongono la problematica della deducibilità delle fatture soggettivamente inesistenti.

 

La Sentenza n. 11667/2013

Con la Sentenza n. 11667 del 15 maggio 2013 (ud. 16 aprile 2013) la Corte di Cassazione (richiamando la sentenza della Cassazione 19 settembre 2012, n. 15741) ha affermato che “la fatturazione per operazione soggettivamente inesistente postula che la fornitura sia stata acquisita effettivamente dal contribuente (di guisa che è del tutto irrilevante la circostanza di fatto sulla quale è imperniata la motivazione della sentenza impugnata), ma che la merce sia stata fornita da soggetto diverso dal fatturante, di solito fittizio o comunque incapace di svolgere quell'attività. In questo caso, l'Iva che il cessionario assume di aver pagato al cedente per l'operazione soggettivamente inesistente, ossia per la cessione non effettuata da quel preteso cedente, non è detraibile, in quanto pagata ad un soggetto che non era legittimato alla rivalsa nè era assoggettato all'obbligo di pagamento dell'imposta”.

Sul punto i giudici supremi rilevano, altresì, che per la Corte di giustizia, "il diritto di detrarre l'Iva fatturata è connesso, come regola generale, all'effettiva realizzazione di un'operazione imponibile e l'esercizio di tale diritto non si estende all'Iva dovuta … esclusivamente per il fatto di essere indicata in fattura (Corte giust. 31 gennaio 2013, C-643/11, punto 34; C-563/03, Antonio Jorge, punti 24 e 25; Corte giust. 15 marzo 2007, C-35/05,Reemtsma Cigarettenfabriken, punto 23)”.

Occorre, dunque, che "i beni o servizi invocati a base del diritto - di detrazione - siano utilizzati a valle dal soggetto passivo ai fini delle proprie operazioni soggette ad imposta e che a monte detti beni o servizi siano forniti da altro soggetto passivo" (Corte giust. 6 dicembre 2012, C-285/11, Bonik EOOD, punto 29; Corte giust. 6 settembre 2012, C-342/11, Toth, punto 26).

Per la Corte “questi principi si specchiano nel D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, comma 1, che configura come presupposto della detrazione dell'iva l'effettuazione di un'operazione, là dove tale presupposto '… deve ritenersi carente anche nel caso in cui i termini soggettivi dell'operazione non coincidano con quelli della fatturazione'" (in termini, da ultimo, Cass. 13 marzo 2013, n. 6229).

Inoltre, “il principio di neutralità che governa il sistema dell'iva, difatti, richiede che l'imposta sia versata a chi ha eseguito operazioni imponibili, perchè la compensi con l'imposta a sua volta corrisposta per l'acquisto di beni e servizi, di guisa che l'erario acquisisce, ad ogni passaggio del ciclo produttivo-distributivo, soltanto l'eventuale differenza tra l'imposta sulle operazioni attive e quella sugli acquisti, ossia l'importo maturato a debito del soggetto passivo obbligato, nella periodica sommatoria di Iva a credito ed a debito (Cass. 14 dicembre 2012, n. 23074; Cass. 13 marzo 2013, n. 6229; Cass. 26 febbraio 2010, n. 4750). Il versamento dell'iva ad un soggetto che non sia la genuina controparte, aprendo la strada ad un indebito recupero dell'imposta, mina, con effetti dirompenti, il meccanismo di compensazione tra iva a valle ed iva a monte: la giurisprudenza comunitaria insiste sulla necessità, ai fini della configurabilità del diritto di detrazione, di un nesso diretto tra operazioni a valle ed operazioni a monte (tra le più recenti, Corte giust. 21 febbraio 2013, C-104/12, Wolfram Becker, punto 19; Corte giust. 6 settembre 2012, C-496/11, Portugal Telecom SGPS, punto 36); ed anche la giurisprudenza di questa Corte segnala che, in caso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, pur essendo i beni o il servizio effettivamente entrati nella disponibilità dell'impresa utilizzatrice, la falsa indicazione di uno dei soggetti del rapporto determina l'evasione del tributo relativo alla diversa operazione, effettivamente realizzata da altri soggetti (Cass. 16 maggio 2012, n. 7672)”.

La Corte, inoltre, precisa che non è destinata ad incidere sulla fattispecie la novella introdotta dal D.L. 2 marzo 2012, n. 16, art. 8, c. 1, convertito con L. 26 aprile 2012, n. 44, che ha sostituito la L. n. 537 del 1993, art. 4, c 4-bis. Infatti, la relazione al disegno di legge di conversione del decreto chiarisce difatti che, per effetto di questa disposizione, l'indeducibilità non trova applicazione per i costi e le spese esposti in fatture o altri documenti aventi analogo rilievo probatorio che riferiscono l'operazione a soggetti diversi da quelli effettivi, ferme restando le regole generali in materia di detrazione della relativa imposta sul valore aggiunto di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, e in tema di deduzione previste dal testo unico delle imposte sui redditi, approvato col D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917; pertanto, ove del caso, l'indeducibilità dei costi rappresentati in documenti emessi da soggetti che in tutto o in parte non hanno effettivamente posto in essere l'operazione, sarà, comunque, rilevabile per effe