Le testimonianze sono solo indizi

Con la sentenza n. 9552 del 19 aprile 2013 (ud. 25 settembre 2012) la Corte di Cassazione ha ritenuto che le “ informazioni testimoniali” hanno valore indiziario e non si pongono in contrasto con l’art. 7 del D.Lgs.n.546/92. Nel caso specifico, trattasi di dichiarazioni rese dal contabile di una società fornitrice.

 

La sentenza di secondo grado

I giudici di appello hanno motivato la loro decisione osservando che, “come risulta dalla documentazione agli atti di causa, tra cui particolare rilievo assumono le dichiarazioni del contabile Dott. G.A., consulente e delegato della M.D. s.r.l., la società in oggetto, mancando di una struttura organizzativa adeguata, di una sede legale operativa nonchè di personale dipendente, di fatto, risultava non operante, pur avendo la stessa emesso fatture commerciali in favore della società appellante” ed hanno ulteriormente posto in evidenza che “la sede legale della società M.D. srl. indicata nella via XX risulta inesistente“, mentre “la sede della medesima dislocata su T, e posta in CC, di fatto risulta essere la sede legale di un’altra e diversa società che ivi svolgeva la sua attività e cioè la società PPeF srl“.

 

La sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione, preso atto di quanto emerge dalla lettura della sentenza di secondo grado, ritiene che la decisione della CTR si è fondata, oltre che sulle dichiarazione del consulente della società fornitrice, “anche sui riscontri documentali in atti. Osserva peraltro il collegio che il divieto di ammissione della prova testimoniale nel giudizio davanti alle commissioni tributarie, sancito dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 4, comma 4, si riferisce alla prova testimoniale da assumere nel processo – che è necessariamente orale, di solito ad iniziativa di parte, richiede la formulazione di specifici capitoli, comporta il giuramento dei testi, e riveste, conseguentemente, un particolare valore probatorio -, e non implica, pertanto, l’inutilizzabilità, ai fini della decisione, delle dichiarazioni raccolte dall’Amministrazione nella fase procedimentale e rese da ‘terzi’, e cioè da soggetti terzi rispetto al rapporto tra il contribuente – parte e l’Erario”.

La Corte definisce tali dichiarazioni come “informazioni testimoniali“, che “hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari, e devono pertanto essere necessariamente supportate da riscontri oggettivi (Corte cost., sentenza n. 18 del 2000) (Cass. 2002/903; cfr. Cass. 2005/16032; 2011/20032)”.

 

Brevi note

In ordine alle dichiarazioni di terzi, come è noto, la Corte di Cassazione (sentenza n. 4269/2002) ha, in un primo momento, riconosciuto anche al contribuente la possibilità di utilizzare in suo favore eventuali dichiarazioni a lui rese da terzi al di fuori del giudizio, nell’ottica di attuazione dei principi del “giusto processo“, fermo restando il valore di indizi.

Successivamente, con la sentenza n. 14328 del 19 giugno 2009 (ud. del 28 maggio 2009) la Cassazione ha rilevato che “è principio generale del nostro ordinamento quello secondo cui nessuno può costituire titoli di prova a favore di se stesso, essendo giustificato il sospetto che chi affermi o neghi un dato fatto possa farlo anche contro la verità, mosso dal proprio interesse. Ne deriva che la prova a favore può provenire soltanto da terzi mentre una dichiarazione o un documento provenienti da un soggetto possono essere solo titoli di prova contro di lui”.

Le risultanze emergenti da dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale non hanno valore probatorio pieno, ma possono essere utilizzate solo quando trovino ulteriore riscontro nelle risultanze del processo. E nel caso specifico l’informazione del terzo, consulente del fornitore, è suffragata da ulteriori riscontri documentali.

La prova testimoniale richiamata dall’art.7 del D.Lgs. n. 546/1992, ed esclusa, è esclusivamente quella che si forma in sede processuale, restando possibile la formalizzazione di dichiarazioni verbali rese agli organi…

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