Si a studi di settore e parametri se i redditi sono troppo bassi

la Cassazione ammette che sono applicabili in fase di accertamento i “parametri” se per più anni il contribuente dichiara redditi troppo bassi per essere credibili

Con la sentenza n. 5852 dell’8 marzo 2013 (ud. 23 ottobre 2012) la Corte di Cassazione ritiene legittimo l’utilizzo dei parametri in presenza di redditi bassi per più anni.

 

La doglianza del contribuente

Il contribuente deduce, fra l’altro, la contraddittoria ed omessa motivazione su punti decisivi della controversia con riferimento all’applicazione delle metodologie parametriche di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e di rettifica del reddito del contribuente in assenza di indagini preliminari da parte dell’ufficio ovvero di emersione di differenze sostanziali tra i dati raccolti a seguito di tali indagini ed i dati dichiarati dal contribuente ed, in assenza, quindi, di altri elementi che possano generare presunzioni aventi il carattere della gravità, precisione e concordanza.

In particolare, il ricorrente sostiene che lo scostamento parametrico dei ricavi non può assurgere a dignità di prova, poichè privo dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti ai fini dell’applicazione dell’art. 39, del D.P.R. n. 600 del 1973, ed, in particolare, che ai fini dell’applicazione delle metodologie settoriali e parametriche di accertamento è imprescindibile che l’Ufficio svolga preliminarmente quelle indagini a cui è facultato dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, dalle quali devono emergere differenze sostanziali tra i dati raccolti e quelli contabilizzati e dichiarati dal contribuente. In altri termini, sempre secondo la prospettazione difensiva, i parametri non possono costituire essi stessi elementi sufficienti a motivare l’accertamento ma sono semplici indizi che, unitamente e a completamento di altri elementi acquisiti dall’ufficio, possono tutti insieme generare presunzioni semplici aventi i caratteri della gravità precisione e concordanza.

L’accertamento impugnato, aggiunge il contribuente, era invece fondato esclusivamente sulle acritiche risultanze di mere elaborazioni statistico-matematiche che prescindevano dalla effettiva capacità contributiva del soggetto accertato e non potevano costituire di per sè sole presunzioni gravi, precise e concordanti in violazione dell’art. 53.

 

La motivazione della sentenza della Cassazione

La Corte richiama la pronuncia a Sezione Unite (n. 26635 del 18/12/2009), ove è stato affermato che “la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ‘ex lege’ determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli ‘standards’ in sé considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente. In tale sede, quest’ultimo ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli ‘standards’ o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello ‘standard’ prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente. L’esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l’impugnabilità dell’accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l’applicabilità degli ‘standards’ al caso concreto, da dimostrarsi dall’ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all’invito al…

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