La prova delle cessioni intracomunitarie: quando è necessario fornire la prova della cessione; cosa è necessario provare; i mezzi di prova ammessi; le novità...

Come noto, le cessioni di beni rivolte a paesi esteri non sono sottoposte ad imposizione IVA. Per il caso delle cessioni verso paesi membri dell’Unione Europea, sussiste un regime di non imponibilità per effetto dell’art. 41 D.L. 331/93; con riferimento alle cessioni verso paesi extra UE, vi è un regime di esclusione dal campo di applicazione dell’Iva (ex art. 7 e ss. DPR 633/72, per difetto del requisito della territorialità).

In entrambe le fattispecie c’è il rischio che la mancata sottoposizione ad IVA crei comportamenti distorsivi, volti all’evasione dell’imposta “camuffando” come cessioni destinate all’estero ordinarie cessioni interne effettuate ad altri soggetti.

Con più preciso riferimento alle cessioni intracomunitarie, la presentazione telematica dei Modelli Intrastat e l’incrocio dei dati effettuato dai paesi dell’Unione permette di contrastare efficacemente questi comportamenti.

Tuttavia non appare raro che alcuni dati risultino errati o contraddittori, con la conseguente attivazione di un controllo in capo al cedente nazionale, che si troverà richiesta, anche a distanza di anni, una prova documentale sull’effettività della cessione intracomunitaria.

Sulle modalità dettagliate di tale prova non vi sono, nel nostro ordinamento tributario, norme specifiche, ma è necessario basarsi sui documenti di prassi dell’amministrazione finanziaria (Circolari, Risoluzioni) e sulle successive pronunce della giurisprudenza in merito a tali interpretazioni.

La prova che risulta la più difficile da fornire è quella del trasporto nell’altro Stato membro, perché ordinariamente viene richiesta la copia della lettera di vettura internazionale (CMR) vistata da trasportatore e cliente estero all’atto della consegna dei beni.

A questo proposito la Risoluzione 19/2013 ha definitivamente esteso la possibilità di prova anche a forme alternative, quali il CMR “elettronico” o stampate di dati tratte dal sistema informatico del vettore.

 

Quando è necessario fornire la prova della cessione

La prova viene richiesta ai fini del mantenimento della non imponibilità, nei casi in cui scatti il dubbio sulla effettiva realizzazione dell’operazione a seguito di incongruenze nei dati informatici, o nei casi di un ordinario controllo della posizione fiscale di un soggetto. Le fattispecie possono consistere in:

utilizzo di dati erronei: in tale caso il cedente utilizza un numero di P.Iva o una denominazione errata del cessionario. Ciò può avere diverse conseguenze a seconda dei motivi dell’errore: se il soggetto estero era inesistente alla data della cessione ciò comporterà ordinariamente l’imponibilità in Italia dell’operazione. Questo a meno che non sia possibile dimostrare che tale “inesistenza” era solo formale, poiché il soggetto di fatto operava sotto altra denominazione e codice identificativo (si pensi, molto semplicemente, ad una fusione di società dello stesso gruppo, che perdono la loro orignaria P.IVA). In questo caso si segnala la previsione della Risoluzione 25 del 12/2/1997, che esenta da ogni contestazione, anche sotto forma di sanzione formale, il soggetto cedente che, preventivamente alla cessione, controlli la regolarità/esistenza del codice ISO del cessionario (sigla dello Stato estero + Partita IVA), controllo che oggi si effettua nell’apposita sezione del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, conservando poi la stampa dell’esito regolare.

erroneo invio dei dati Intra: Nel novero degli errori materiali si conta anche la duplicazione totale o parziale degli ammontari (rigo ripetuto) che comporta ovviamente un imponibile apparentemente superiore. Gli errori materiali di qualsiasi tipo nelle comunicazioni Intrastat possono affliggere ovviamente anche i cessionari, che in taluni casi diventano essi stessi oggetto di controllo da parte delle autorità fiscali estere, e sono la causa di un controllo incrociato nel nostro Stato.

Il caso “classico” è quello di un imponibile duplicato o indicato al lordo di una nota di…

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