La mancata contabilizzazione dell’acquisto d’azienda

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 4 aprile 2013

in assenza della corretta registrazione in contabilità dell’acquisto di un'azienda, il contribuente si espone a rischi di accertamento induttivo

Con la sentenza n.2890 del 7 febbraio 2013 la Corte di Cassazione (in assenza dell’annotazione in contabilità dell’acquisto di una azienda) ha legittimato l’accertamento induttivo utilizzato dall’ufficio.

 

Il processo

Con sentenza n. 249/41/05 del 2/12/2005, depositata in data 16/12/2005, la CTR della Campania Sez. 41 respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, avverso la decisione della CTP che aveva accolto il ricorso di Y, socia della (X) sas, contro l’avviso di rettifica n. 600389/02 della dichiarazione annuale IVA, relativa all’attività di commercio di supermercati, per l’anno di imposta 1997, emesso dall’Ufficio a fronte della mancata annotazione del corrispettivo versato per l’acquisto di un’azienda alimentare e di maggiori presunti ricavi, non contabilizzati, con rideterminazione del volume d’affari in £ 1.680.400.000 (rispetto al valore dichiarato di £ 1.607.960.000).

La CTR respingeva il gravame dell’Agenzia delle Entrate, in quanto, da un lato, affermava l’illegittimità dell’utilizzo, per la rideterminazione del fatturato dell’azienda, dell’accertamento induttivo ex art. 39 DPR 600/1973 e 54 DPR 600/1973, avendo la società tenuto una contabilità “regolare”, con conseguente insufficienza del carattere di presunzione grave, precisa e concordante nei maggiori ricavi ricostruiti sulla base dello scostamento tra i corrispettivi dichiarati dall’impresa sulla merce venduta e la percentuale di ricarico media per il settore merceologico, e, dall’altro lato, per non avere l’Ufficio tenuto conto, nella determinazione in rettifica della percentuale di ricarico, del fatto che il fatturato era rappresentato da gruppi di merce diverse e di differente valore (avendo, al riguardo, già i giudici della CTP rilevato la necessità di uti