La mancata contabilizzazione dell'acquisto d'azienda

in assenza della corretta registrazione in contabilità dell’acquisto di un’azienda, il contribuente si espone a rischi di accertamento induttivo

Con la sentenza n.2890 del 7 febbraio 2013 la Corte di Cassazione (in assenza dell’annotazione in contabilità dell’acquisto di una azienda) ha legittimato l’accertamento induttivo utilizzato dall’ufficio.

 

Il processo

Con sentenza n. 249/41/05 del 2/12/2005, depositata in data 16/12/2005, la CTR della Campania Sez. 41 respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, avverso la decisione della CTP che aveva accolto il ricorso di Y, socia della (X) sas, contro l’avviso di rettifica n. 600389/02 della dichiarazione annuale IVA, relativa all’attività di commercio di supermercati, per l’anno di imposta 1997, emesso dall’Ufficio a fronte della mancata annotazione del corrispettivo versato per l’acquisto di un’azienda alimentare e di maggiori presunti ricavi, non contabilizzati, con rideterminazione del volume d’affari in £ 1.680.400.000 (rispetto al valore dichiarato di £ 1.607.960.000).

La CTR respingeva il gravame dell’Agenzia delle Entrate, in quanto, da un lato, affermava l’illegittimità dell’utilizzo, per la rideterminazione del fatturato dell’azienda, dell’accertamento induttivo ex art. 39 DPR 600/1973 e 54 DPR 600/1973, avendo la società tenuto una contabilità “regolare”, con conseguente insufficienza del carattere di presunzione grave, precisa e concordante nei maggiori ricavi ricostruiti sulla base dello scostamento tra i corrispettivi dichiarati dall’impresa sulla merce venduta e la percentuale di ricarico media per il settore merceologico, e, dall’altro lato, per non avere l’Ufficio tenuto conto, nella determinazione in rettifica della percentuale di ricarico, del fatto che il fatturato era rappresentato da gruppi di merce diverse e di differente valore (avendo, al riguardo, già i giudici della CTP rilevato la necessità di utilizzare il criterio della media ponderata, in luogo di quello della media aritmetica semplice); la CTR inoltre rilevava che la contestazione inerente la mancata indicazione del corrispettivo versato per l’acquisto di azienda alimentare non era attinente “all’accertamento per mancata emissione di IVA su fatture”.

 

La sentenza

La Corte, innanzitutto, in via di principio, osserva che, “a fronte della dichiarazione del contribuente, l’Ufficio può rettificare in aumento l’imponibile esposto nella dichiarazione con tre metodi, quello analitico-contabile, quello extracontabile o induttivo e quello, che qui interessa, misto, analitico-induttivo. Con tale metodologia, la determinazione (o meglio, la rettifica) del reddito viene effettuata sempre nell’ambito delle risultanze della contabilità, ma con una ricostruzione induttiva di singoli elementi, attivi o passivi, di cui risulti provata aliunde l’inesattezza o la mancanza. Nell’ipotesi prevista dalla lettera d) dell’art. 39 1° comma DPR 600/1973, in tema di imposte reddituali, la rettifica in aumento dell’imponibile esposto in dichiarazione è possibile se l’incompletezza, la falsità o l’inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati risulta dall’ispezione delle scritture contabili e dalle altre verifiche ovvero dal controllo della completezza, esattezza e veridicità delle registrazioni contabili sulla scorta delle fatture e degli altri atti e documenti relativi all’ impresa nonché dei dati e delle notizie raccolte dall’Ufficio, anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti. Il metodo misto trova applicazione analoga anche ai fini IVA ed è disciplinato dall’art. 54, comma 2 e 3, DPR 633/1972; la determinazione dell’imponibile è ancorata alle risultanze delle registrazioni contabili e la rettifica concerne singoli corrispettivi relativi ad operazioni imponibili non dichiarati o non risultanti dalla contabilità”.

Nel caso di specie, “la modalità di accertamento adottata dall’Ufficio nell’atto impositivo impugnato risulta fondata su dati (l’acquisto di prodotti C.) desunti proprio dalle scritture aziendali e quindi non soggiace alla disciplina del D.P.R. n. 600 del…

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