Operazioni inesistenti: l’onere della prova grava sul contribuente

di Francesco Buetto

Pubblicato il 6 febbraio 2013

quando il Fisco spiega l'inesistenza dell'operazione, spetta al contribuente provare che le fatture contestate afferiscono ad operazioni realmente effettuate

Con l’ordinanza n. 23533 del 20 dicembre 2012 (ud. 19 settembre 2012) la Corte di Cassazione ha confermato che, in materia di fatture false, l’onere della prova è a carico del contribuente.

 

Il caso di specie

Dal PVC della G.d.F. si desume un giudizio di "inattendibilità complessiva di fatture tra la società e le sue collegate" e tale circostanza appare, di per sè idonea a determinare il ribaltamento dell'onere della prova sul contribuente.

Nel PVC a carico della ditta B. (cartiera) venivano evidenziati numerosi rapporti commerciali intercorsi con la S. srl e l'amministrazione finanziaria riprendeva a tassazione costi fittizi, in quanto conseguenti a operazioni inesistenti.

Poichè la ditta B. aveva rapporti solo ed esclusivamente con cartiere, ossia società create all'unico scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti, la Polizia tributaria ha logicamente dedotto che le 10 fatture rinvenute fossero tutte fittizie, in quanto le varie cartiere non avevano saputo indicare o giustificare la provenienza del materiale ferroso acquistato dalla ditta B. e "venduto" da questa alla S. srl.

A fronte delle motivate contestazioni mosse dall'Ufficio era onere della S. srl provare quanto meno l'effettività del costo, mentre la stessa si è limitata ad esibire le fatture.

 

Il principio espresso in sentenza

In materia IVA, la fattura è documento idoneo a provare un costo dell'impresa; nell'ipotesi di fatture che l'amministrazione ritenga relative ad operazioni in t