Il nuovo redditometro come strutturato dal decreto ministeriale è legittimo?

di Mario Agostinelli

Pubblicato il 11 febbraio 2013

l'approvazione del decreto ministeriale che contiene i parametri del nuovo redditometro lascia molti dubbi in merito alla leggitimità del nuovo metodo accertativo

Come evidenziato da illustre dottrina (Avvocato Maurizio Villani) nel corso dell’evento formativo organizzato da “Il Commercialista Telematico”, “Redditometro come difendersi” (evento formativo del quale è possibile acquistare la registrazione), l’attuale impianto normativo che disciplina l’accertamento sintetico e redditometrico appare illegittimo se non incostituzionale. E’ l’art 23 della costituzione che stabilisce che a nessun individuo può essere richiesta una prestazione personale o patrimoniale se non prevista dalla Legge. Da qui si osserva che, il rinvio ad un decreto ministeriale per la determinazione del reddito effettivo del contribuente e di conseguenza per la determinazione delle imposte dovute, appare in contrasto con tale principio costituzionale. E’ la legge che può determinare i criteri per la determinazione della “richiesta” patrimoniale legittima e non un decreto ministeriale1.

Oltre a tale aspetto, che la giurisprudenza dovrà valutare, nella lettura del stesso decreto si rilevano almeno altre due importanti anomalie. La prima riguarda il criterio di determinazione della “quota parte” delle Spese Medie rilevate dall’Istat con riferimento alle tipologie di consumi indicate nella famosa tabella A dello stesso decreto. Il criterio (quanto meno il primo criterio) proposto ed indicato nell’articolo tre del decreto è il seguente: poiché le spese medie rilevate dall’Istat sono riferite al nucleo familiare, la quota parte di tali spese attribuibile al singolo contribuente, che appartiene al nucleo familiare contemplato dall’indagine statistica, è pari all’importo della stessa spesa rilevata dall’Istat moltiplicato per la percentuale pari al rapporto tra il reddit