Fatture false: a chi spetta la prova?

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 18 febbraio 2013

per contestare l'inesistenza di un'operazione spetta al Fisco provare, seppur solo in modo sommario, che l'operazione commerciale documentata dalla fattura in realtà non è stata mai posta in essere

La sentenza n. 1110 del 17.01.2013 (ud. 08.11.2012) della Corte di Cassazione con cui i massimi giudici hanno ritenuto che in materia di FOI (fattura operazioni inesistenti) l'onere della prova “incombe all'Amministrazione finanziaria la quale adduca la falsità del documento (e quindi l'esistenza di un maggior imponibile) (da ultimo Cass. n.3268/2012, cui adde Cass. n.21317/2009)”, sembra lasciare prevedere un cambio d’indirizzo.

Per la Corte, sia in tema di accertamento delle imposte sui redditi che di Iva, spetta agli uffici “provare - seppur solo su base presuntiva - che l'operazione commerciale, documentata dalla fattura, in realtà non è stata mai posta in essere”.

 

Brevi note

Di recente, con sentenza n. 8211 dell’11 aprile 2011 (ud. del 10 marzo 2011) la Corte di Cassazione ha confermato la linea della Corte di Cassazione in materia di onere della prova nell’ambito delle operazioni inesistenti ("in tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora sia contestata la deducibilità dei costi documentati da fatture relative ad operazioni asseritamene inesistenti, l'onere di fornire la prova che l'operazione rappresentata dalla fattura non è stata mai posta in essere incombe all'Amministrazione finanziaria la quale adduca la falsità del documento (e quindi l'esistenza di un maggior imponibile), e può essere adempiuto, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, anche sulla base di presunzioni semplici, purchè grav