Confisca dei beni alla società consentita solo per gravi indizi di colpevolezza

Il sequestro dei beni della società, ai sensi del D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, è legittimo solo se disposto in presenza di gravi indizi di colpevolezza; la Corte di Cassazione con la sentenza n. 34505 del 10 settembre scorso nell’accogliere il ricorso di una società per azioni il cui amministratore era stato accusato di corruzione negli appalti, ha stabilito che la confisca sui beni della società è consentita, come suindicato, solo in presenza di gravi indizi di responsabilità dell’ente, com accade per l’emanazione delle misure cautelari interdittive.
Il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto nel nostro ordinamento nuovi principi in materia di responsabilità amministrativa delle “persone giuridiche e società, associazioni o enti privi di personalità giuridica che non svolgono funzioni di rilievo costituzionale” per gli illeciti derivanti dalla commissione di una serie di reati da parte di soggetti in posizione apicale o subordinata nell’ente stesso. In applicazione di tale decreto qualora un soggetto (persona fisica) commetta nell’interesse o a vantaggio di un ente un determinato reato (c.d. “reato presupposto”), da tale reato discenderà non solo l’eventuale responsabilità penale del soggetto che lo ha commesso, ma anche la responsabilità amministrativa (o altresì definita “para penale”) dell’ente stesso. L’ente sarà, quindi, responsabile per i reati commessi, nel territorio dello Stato o anche all’estero, nel suo interesse e a suo vantaggio da ogni soggetto in esso operante, qualunque ne sia la collocazione interna (apicale o subordinato) ovvero esterna (ad esempio consulenti, agenti, mandatari, rappresentanti, eccetera) e anche nel caso in cui il soggetto che commette il reato eserciti le sue funzioni di fatto (senza deleghe e/o procure e/o contratti formalizzati). Il Decreto n.231/2001 ha subito continue integrazioni, che hanno progressivamente esteso la responsabilità amministrativa delle imprese alle tipologie di reato di seguito riportate causando l’insorgenza di difficoltà di ordine pratico nell’armonizzazione delle diverse disposizioni al fine di definire un modello in grado di prevenire sia i reati di natura “dolosa” sia “colposa”.
La legge indica tassativamente i reati al compimento dei quali è connessa la responsabilità amministrativa dell’ente nell’interesse o a vantaggio del quale siano stati commessi (i “Reati”)1:

reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione;

reati di falsità in moneta, in carte di pubblico credito e in valori di bollo;

reati societari;

reati in materia di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico;

delitti contro la personalità individuale;

reati di market abuse;

reati di ricettazione, riciclaggio e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita;

reati transnazionali;

omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro;

delitti informatici e trattamento illecito di dati;

delitti contro l’industria e il commercio;

delitti in materia di violazione del diritto d’autore;

delitti di criminalità organizzata;

reati ambientali.

L’art. 5, comma 1, del decreto n.231/2001 , suddivide le persone fisiche alla cui condotta illecita è ricollegata la responsabilità dell’ente in due categorie:

soggetti che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonch&…

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