Confisca dei beni alla società consentita solo per gravi indizi di colpevolezza

di Federico Gavioli

Pubblicato il 2 febbraio 2013

la confisca sui beni della società è consentita solo in presenza di gravi indizi di responsabilità dell’ente e dei suoi amministratori, come previsto anche per l’emanazione delle misure cautelari

Il sequestro dei beni della società, ai sensi del D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, è legittimo solo se disposto in presenza di gravi indizi di colpevolezza; la Corte di Cassazione con la sentenza n. 34505 del 10 settembre scorso nell’accogliere il ricorso di una società per azioni il cui amministratore era stato accusato di corruzione negli appalti, ha stabilito che la confisca sui beni della società è consentita, come suindicato, solo in presenza di gravi indizi di responsabilità dell’ente, com accade per l’emanazione delle misure cautelari interdittive.

Il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto nel nostro ordinamento nuovi principi in materia di responsabilità amministrativa delle “persone giuridiche e società, associazioni o enti privi di personalità giuridica che non svolgono funzioni di rilievo costituzionale” per gli illeciti derivanti dalla commissione di una serie di reati da parte di soggetti in posizione apicale o subordinata nell’ente stesso. In applicazione di tale decreto qualora un soggetto (persona fisica) commetta nell’interesse o a vantaggio di un ente un determinato reato (c.d. “reato presupposto”), da tale reato discenderà non solo l’eventuale responsabilità penale del soggetto che lo ha commesso, ma anche la responsabilità amministrativa (o altresì definita “para penale”) dell’ente stesso. L’ente sarà, quindi, responsabile per i reati commessi, nel territorio dello Stato o anche all’estero, nel suo interesse e a suo vantaggio da ogni soggetto in esso operante, qualunque ne sia la collocazione interna (apicale o subordinato) ovvero esterna (a