Nuovo redditometro tra presunzione semplice e legale relativa, continua il dibattito…

di Alessandro Borgoglio

Pubblicato il 28 gennaio 2013

l'introduzione del nuovo redditometro ha portato la dottrina a sostenere che si tratti di una presunzione semplice, mentre l’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenza di legittimità prevalente non concordano con tale tesi

Premessa

In attesa della circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate, che dovrà far luce sui molti punti d’ombra esaminati anche sulle pagine di questo quotidiano, mi pare opportuno svolgere qualche ulteriore riflessione in merito a quello che è, invero, l’elemento chiave di ogni disquisizione sin qui affrontata sul nuovo redditometro: la sua capacità probatoria.

 

La tesi della dottrina: presunzione semplice

È inoppugnabile che la maggior parte dei commentatori abbiano rilevato che il nuovo redditometro si fonderebbe su una presunzione semplice.

Ciò in quanto la nuova formulazione dell’articolo 38 del DPR 600/1973, post articolo 22 del DL 78/2010, a differenza del testo previgente, non contiene più alcun riferimento agli “elementi certi e precisi”, che in passato costituivano il fatto noto da cui far discendere la presunzione legale relativa che assisteva il vecchio strumento redditometrico. Inoltre, nel sistema previgente, vi era un riferimento espresso alla presunzione, laddove la norma stabiliva che gli incrementi patrimoniali si “presumevano” sostenuti nel quinquennio, mentre ora non vi è più