L’adesione si aggancia al penale

L’atto di adesione redatto, per valori inferiori all’accertamento, gioca sul sequestro preventivo, limitandolo al concordato. E’ questo, in estrema sintesi, il pensiero della Cassazione, formalizzato nella sentenza n. 45847 del 23 novembre 2012.
 
La sentenza
Secondo la condivisibile giurisprudenza della Corte, deve ritenersi pacifico che, in tema di reati tributari, il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca «per equivalente», possa essere disposto non soltanto per il prezzo, ma anche per il profitto del reato, in ragione dell’integrale rinvio alle «disposizioni di cui all’articolo 322-ter del codice penale», contenuto nell’art. 1, c. 143, della legge n. 244 del 2007 (Sez. III n. 17465, 10 maggio 2012; Sez. III n. 35807, 6 ottobre 2010).
Detto sequestro va riferito all’ammontare dell’imposta evasa, che costituisce un indubbio vantaggio patrimoniale direttamente derivante dalla condotta illecita e, in quanto tale, riconducibile alla nozione di «profitto», costituito dal risparmio economico da cui consegue l’effettiva sottrazione degli importi evasi alla loro destinazione fiscale, di cui certamente beneficia il reo (così Sez. III n. 1199, 16 gennaio 2012).
La quantificazione di detto risparmio è comprensiva del mancato pagamento degli interessi e delle sanzioni dovute in seguito all’accertamento del debito tributario.
Resta fermo che va effettuata una valutazione sul valore dei beni sequestrati, al fine di verificare il rispetto del principio di proporzionalità tra il credito garantito ed il patrimonio assoggettato a vincolo cautelare, al fine di evitare che la misura cautelare si riveli eccessiva nei confronti del destinatario (sez. III n. 17465/2012, cit.; Sez. III n. 41731, 25 novembre 2010).
Il sequestro non può, conseguentemente, riguardare beni di valore eccedente il profitto del reato.
In conclusione, la Corte ritiene che il Tribunale abbia fatto buon uso dei principi dianzi richiamati, “riconoscendo la necessità di ridimensionare il quantum del sequestro tenendo conto delle somme conferite all’Erario, a nulla rilevando le osservazioni, contenute in ricorso, circa la natura del vincolo cautelare quale strumento per assicurare al fisco la riscossione delle somme evase, poiché le ragioni del sequestro finalizzato alla «confisca per equivalente» è come si è detto, quello di privare l’autore del reato dei benefici economici derivanti dalla sua illecita attività anche nel caso in cui vi sia impossibilità di aggredire l’oggetto principale (lo ricorda, ad es., SS.UU. n. 38691, 6 ottobre 2009)”. Nella fattispecie, il versamento delle somme – in sede di adesione – concordate con l’Erario ha dunque fatto venir meno la ragione
 
Brevi note
La sentenza in esame appare particolarmente significativa perché fa seguito alla pronuncia n. 5640 del 14 febbraio 2012 (ud 2 dicembre 2011), con cui la Corte di Cassazione Penale, Sez. III, aveva agganciato l’adesione redatta al penale. In pratica, la Corte, se da una parte ha ritenuto che il quantum concordato, sceso al di sotto delle soglie di punibilità, fa venir meno il reato, salva sempre il cd. doppio binario, atteso che il giudice penale può sempre dimostrare – cosa che non è stata fatta nel caso di specie – che la soglia sia stata superata. “Al di sotto di tale soglia di punibilità l’interesse dell’amministrazione finanziaria all’esattezza delle dichiarazioni annuali dei redditi e dell’IVA è presidiato dalle conseguenze civilistiche della violazione dell’obbligo posto a carico del contribuente (interessi di mora e sanzioni). Rileva quindi, in linea di massima, l’accertamento del quantum dell’obbligo tributario (Cfr. Cass., sez. 3′, 28 aprile 2011 – 21 giugno 2011, n. 24811) che…

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