L’adesione si aggancia al penale

di Francesco Buetto

Pubblicato il 14 gennaio 2013

l'accertamento con adesione che abbassa la pretesa del Fisco si riverbera anche sulle somme che il Fisco può sequestrare preventivamente, che devono rimanere nei limiti di quanto concordato in sede di adesione

L’atto di adesione redatto, per valori inferiori all’accertamento, gioca sul sequestro preventivo, limitandolo al concordato. E’ questo, in estrema sintesi, il pensiero della Cassazione, formalizzato nella sentenza n. 45847 del 23 novembre 2012.

 

La sentenza

Secondo la condivisibile giurisprudenza della Corte, deve ritenersi pacifico che, in tema di reati tributari, il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca «per equivalente», possa essere disposto non soltanto per il prezzo, ma anche per il profitto del reato, in ragione dell’integrale rinvio alle «disposizioni di cui all’articolo 322-ter del codice penale», contenuto nell’art. 1, c. 143, della legge n. 244 del 2007 (Sez. III n. 17465, 10 maggio 2012; Sez. III n. 35807, 6 ottobre 2010).

Detto sequestro va riferito all’ammontare dell’imposta evasa, che costituisce un indubbio vantaggio patrimoniale direttamente derivante dalla condotta illecita e, in quanto tale, riconducibile alla nozione di «profitto», costituito dal risparmio economico da cui consegue l’effettiva sottrazione degli importi evasi alla loro destinazione fiscale, di cui certamente beneficia il reo (così Sez. III n. 1199, 16 gennaio 2012).

La quantificazione di detto risparmio è comprensiva d