IVA per cassa: un riassunto della normativa

Nel corso di un incontro tenutosi con la stampa specializzata (VIDEOFORUM 2013 del 17 gennaio 2013), sono stati forniti alcuni chiarimenti in relazione all’applicazione del “nuovo” regime di IVA per cassa, operativo a partire dal 1° dicembre 2012.

Preliminarmente viene chiarito che la cessione di un credito, sia essa pro solvendo o pro soluto, non realizza, in ogni caso, il presupposto dell’esigibilità dell’imposta, in quanto l’incasso del prezzo della cessione del credito non è assimilabile al pagamento del corrispettivo delle operazioni originarie. Pertanto, sarà cura del cedente corrispondere la relativa imposta solamente nel momento in cui il debitore ceduto pagherà effettivamente il corrispettivo al cessionario del credito. Ne consegue che, permane in capo al soggetto passivo (che trasferisce a terzi il proprio credito), l’onere di informarsi circa l’avvenuto pagamento del credito ceduto, poiché è in tale momento che l’Iva relativa all’operazione originaria diventa esigibile e, quindi, deve essere inclusa nella relativa liquidazione di periodo.

Al riguardo, però, l’Agenzia delle Entrate “consiglia” al soggetto passivo – che ha ceduto il credito (e che non voglia perdere tempo e risorse a monitorare la data esatta in cui il debitore ceduto pagherà effettivamente il corrispettivo al cessionario del credito) – di includere, comunque, l’imposta relativa all’operazione originaria nella liquidazione del periodo in cui è avvenuta la cessione del credito, al fine di non rischiare di incorrere in sanzioni per omesso o tardivo versamento dell’imposta. Nulla cambia, invece, per il creditore ceduto, il quale potrà detrarre l’IVA assolta sull’acquisto al momento di effettuazione dell’operazione, ovvero, al momento del pagamento, qualora avesse optato anch’esso per il regime di IVA per cassa.

Ulteriori chiarimenti vengono forniti circa l’esatto momento in cui deve considerarsi effettuato il pagamento del corrispettivo con mezzi diversi dal contante, atteso che il cedente o prestatore deve computare l’imposta, relativa alle operazioni per le quali ha esercitato l’opzione, nella liquidazione periodica relativa al mese o trimestre nel corso del quale ha incassato il corrispettivo. A tale proposito, l’Agenzia delle Entrate (circ. n. 44/2012) aveva avuto già modo di precisare che “per individuare il momento del pagamento non effettuato per contanti, al verificarsi del quale l’imposta diventa esigibile, il cedente o prestatore dovrà fare riferimento alle risultanze dei propri conti dai quali risulta l’accreditamento del corrispettivo (es. assegni bancari, RI.BA, RID, bonifico bancario)”.

Sulla scia della predetta precisazione, l’Agenzia aggiunge – in occasione del predetto incontro – che, nel caso di pagamento a mezzo bonifico bancario, assume rilevanza il “momento in cui si consegue l’effettiva disponibilità delle somme, ossia quando si riceve l’accredito del corrispettivo (es. RI.BA., bonifico bancario), sul proprio conto corrente, indipendentemente dalla sua formale conoscenza, che avviene attraverso l’invio del documento contabile da parte della banca”: vale, dunque, la cosiddetta “data disponibile”, che indica il giorno dal quale la somma accreditata può essere effettivamente utilizzata.

Un altro chiarimento fornito dall’Entrate riguarda la rilevanza delle note di variazione, emesse o ricevute, dal soggetto che ha optato per il regime di IVA per cassa, successivamente alla data in cui l’operazione originaria è confluita nella liquidazione IVA, in quanto si è realizzato il pagamento del corrispettivo, ovvero sia decorso un anno dall’effettuazione dell’operazione. In risposta al suddetto quesito, l’Agenzia delle Entrate precisa che, mentre le note di variazione intervenute prima dell’esigibilità dell’IVA (e quindi prima della data di incasso o pagamento, ovvero antecedentemente al decorso di un anno dall’effettuazione dell’operazione), aumentano o diminuiscono l’IVA “differita”, quelle intervenute successivamente al decorso di…

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