Azioni risarcitorie contro i dipendenti dell’Amministrazione finanziaria in caso di rifiuto di concessione dell’autotutela per atti illegittimi

di Antonino & Attilio Romano

Pubblicato il 10 novembre 2012

il contribuente ha la possibilità di agire in giudizio per danni contro i funzionari del Fisco che hanno negato, dolosamente o colposamente, atti di autotutela legittimamente proposti

L'Amministrazione finanziaria è tenuta a risarcire i danni subiti dal contribuente qualora abbia agito in violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione che costituiscono il limite esterno alla sua azione. Con sentenza 20 aprile 2012, n. 6283, la Corte di Cassazione, ribadisce un consolidato orientamento teso a censurare il comportamento doloso o colposo dei dipendenti degli uffici dell’Amministrazione finanziaria, che ostinandosi a non revocare atti o provvedimenti illegittimi abbiano determinato la violazione di un diritto soggettivo.

 

Autotutela tributaria

La disposizione normativa di riferimento riguardante il potere di autotutela da parte degli uffici dell’Amministrazione finanziaria risiede nell’articolo 2-quater del decreto legge 30 settembre 1994, n. 564, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 1994, n. 656 “Disposizioni urgenti in materia fiscale”. Successivamente con decreto ministeriale 11 febbraio 1997, n. 37 è stato adottato il regolamento attuativo del’esercizio del potere di autotutela da parte degli organi dell’Amministrazione Finanziaria.

In sostanza, se l’Amministrazione prende atto di aver commesso un errore può annullare il proprio operato e correggere l’errore senza necessità di attendere la decisione di un giudice: questo potere di autocorrezione si chiama “autotutela”.

La competenza ad effettuare la correzione è generalmente dello stesso Ufficio che ha emanato l’atto. Un atto illegittimo può essere annullato “d’ufficio”, in via del tutto autonoma, oppure su richiesta del contribuente.

Questi, può trasmettere all’ufficio competente una semplice domanda in carta libera contenente un’esposizione sintetica dei fatti e corredata dalla documentazione idonea a dimostrare le tesi sostenute. Nella domanda occorre riportare:

  1. l’atto di cui si chiede l’annullamento;

  2. i motivi che fanno ritenere tale atto illegittimo e, di conseguenza, annullabile in tutto o in parte.

I casi più frequenti di autotutela si hanno quando l’illegittimità deriva da:

  • errore di persona;

  • evidente errore logico o di calcolo;

  • errore sul presupposto dell’imposta;

  • doppia imposizione;

  • mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti;

  • mancanza di documentazione successivamente presentata (non oltre i termini di decadenza);

  • sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolativi, precedente