L'ammortamento dei diritti di utilizzazione dei programmi televisivi

Talune pronunce dell’Amministrazione finanziaria relative all’ammortamento dei beni immateriali aquisiti in concessione possono offrire lo spunto per sviluppare alcune considerazioni in ordine al trattamento civilistico e fiscale degli investimenti realizzati nelle opere televisive, con specifico riferimento alla natura giuridica di tali investimenti.

 

I diritti di utilizzazione dei programmi televisivi sono sia quelli concepibili astrattamente come creazione della mente dell’autore, sia quelli che, pur non rientrando nella categoria dei beni giuridici immateriali tutelati ai sensi della legge 633/1941, costituiscono beni di contenuto economico patrimoniale riconosciuto meritevole di protezione giuridica.

Ciò stante, sul piano della rilevanza fiscale delle quote di ammortamento, occorre fare riferimento all’art.103 del DPR 917/86 laddove è previsto, al comma 1, che le quote stesse siano deducibili in misura non superiore al 50% del costo. Il comma 2 del citato art.103 ha carattere esplicativo e dispone che, per i diritti acquisiti in concessione, le quote di ammortamento sono deducibili in misura corrispondente alla durata della concessione.

 

In relazione all’esatta portata del comma 2 dell’art.103 del DPR 917/86, particolari incertezze ha suscitato nell’ambito degli operatori la Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n.35/E del 13 febbraio 2003 con la quale l’Amministrazione finanziaria ha affermato testualmente che «dal punto di vista fiscale l’art.68 (ora art.103, ndr) del TUIR prevede una disciplina per l’ammortamento del costo dei diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno … e una disciplina per le “concessioni” e degli “altri diritti ammortizzabili” in relazione alla durata di utilizzazione prevista dal contratto o dalla legge. …. A parere della scrivente, l’opera cinematografica è ammortizzabile seguendo le regole del comma 1 dell’art.68 TUIR, non solo se detenuta in proprietà, ma anche quando lo sia in virtù di un contratto di licenza. Ciò in considerazione della sostanziale equivalenza del periodo di utilizzazione economica del diritto immateriale detenuto a titolo di proprietà e di quello derivante dal contratto di licenza sul diritto stesso, ed a condizione che sussistano i requisiti per iscrivere il diritto stesso tra le immobilizzazioni. Pertanto, se il bene immateriale esaurisce la sua utilità in un lasso di tempo più breve della tutela giuridica del diritto o della durata del contratto di licenza, lo stesso potrà essere ammortizzato in misura pari a tale – inferiore – durata seppur nel limite di un terzo del costo (ora 50%, ndr) dettato dall’art.68, comma 1, TUIR»

 

Il dubbio insorto presso talune aziende del settore televisivo è stato posto in relazione alla particolare acquisizione in concessione dei diritti di sfruttamento televisivo subordinato alla fruizione – da parte de ces-sionario – di un numero determinato di “passaggi”.

In particolare, può ipotizzarsi il caso dell’azienda televisiva che ha acquisito un diritto televisivo per tre anni e due passaggi televisivi e che utilizzi il secondo passaggio nel secondo anno di decorrenza contrattuale, dopo che, nel primo anno, ha ammortizzato il 33,33% del valore di carico e ha “consumato” uno dei due passaggi televisivi.

In tale eventualità, la capacità di sfruttamento economico del diritto televisivo viene ad esaurirsi nel secondo dei tre anni di decorrenza contrattuale, sicché in tale secondo anno di durata di contratto, viene “spesato” il costo residuo del diritto televisivo, pari al 66,67% del costo di carico.

 

In base ad una prima lettura della citata Risoluzione 35/E del 2003, potrebbe ritenersi che il costo di 66,67% del secondo anno di durata della concessione sia deducibile nel limite del 50% (limite massimo di deduzione fiscale fissato dall’art.103, comma 1) sicché occorrerebbe rinviare la deduzione del residuo 16,67% nei periodi di imposta successivi.

 

In relazione alla effettiva portata applicativa della citata Risoluzione…

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