Trascrizione dell'accettazione tacita dell'eredità

Con circolare n. 3/T del 12 settembre 2012 l’Agenzia del Territorio ha fornito importanti chiarimenti in ordine ai profili sanzionatori della trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità, con particolare riferimento all’applicabilità o meno del regime sanzionatorio di cui all’art. 9 del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 347, norma che prevede per chi ometta la richiesta di trascrizione o le annotazioni la sanzione amministrativa dal 100% al 200% dell’imposta (se l’omissione riguarda trascrizioni o annotazioni soggette ad imposta fissa o non soggette ad imposta o da eseguirsi a debito, ovvero per le quali l’imposta è stata già pagata entro il termine stabilito, si applica la sanzione amministrativa da lire duecentomila a lire quattro milioni – da convertire ovviamente in euro).
 
Profili civilistici
L’art. 476 c.c. prevede che “l’accettazione è tacita quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede”.
L’accettazione tacita presuppone, quindi, l’esplicazione di un’attività personale del chiamato, con la quale si pone in essere un atto incompatibile con la volontà di rinunziare e non altrimenti giustificabile se non nella qualità di erede, configurandosi, in tal modo, un comportamento che implica necessariamente la volontà di acquistare l’eredità.
In forza degli artt. 477 e 478 c.c., comportano accettazione tacita dell’eredità:

la donazione, la vendita o la cessione dei diritti successori ad un estraneo o ad altri chiamati;

la rinunzia ai diritti di successione, laddove fatta verso corrispettivo o a favore di alcuni soltanto dei chiamati.

 
Secondo la casistica elaborata dalla giurisprudenza di legittimità, sono inoltre idonei a configurare accettazione tacita gli atti di disposizione di singoli beni ereditari (i.e. la vendita di un bene immobile della massa ereditaria), o anche comportamenti concludenti del chiamato, che abbia posto in essere un atto o una serie di atti significativi della volontà di accettare (i.e. l’esperimento delle azioni tese alla rivendica od alla difesa della proprietà di beni ereditari o al risarcimento per la loro mancata disponibilità).
Tratto distintivo dell’istituto, peraltro, è che l’accettazione tacita – e il correlato acquisto iure ereditatis – non avviene in relazione ad un’esplicita dichiarazione di volontà del chiamato in tal senso (dichiarazione di accettazione o assunzione del titolo di erede in un atto pubblico o in una scrittura privata, ipotesi che configurano accettazione espressa, exart. 475 c.c.), ma in dipendenza di un comportamento chiaro ed univoco da parte del chiamato stesso, non altrimenti giustificabile se non nella qualità di erede.
L’accettazione configura, quindi, un negozio unitario, riferito all’eredità in sé, e quindi qualsiasi fatto concludente che comporti implicita accettazione, anche non correlato ad atti di disposizione, determina l’acquisto dell’intero patrimonio relitto, sia pure nei limiti della delazione.
Per quanto concerne poi la pubblicità dell’acquisto iure successionis nei registri immobiliari, l’art. 2648, c. 1, c.c. stabilisce che “si devono trascrivere l’accettazione dell’eredità che importi acquisto dei diritti enunciati nei numeri 1, 2 e 4 dell’art. 2643 o liberazione dai medesimi e l’acquisto del legato che abbia lo stesso oggetto”.
Con riferimento alle modalità con cui operare la trascrizione, la norma distingue a seconda che l’accettazione sia espressa ovvero tacita.
In ordine alla prima ipotesi – accettazione espressa – l’art. 2648, c. 2, c.c. prevede che la trascrizione si opera sulla base della dichiarazione del chiamato all’eredità, contenuta in un atto pubblico ovvero in una scrittura privata …

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